Page 332 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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                  rie, gloriose e nobilissime. non si è egli finora dimenticata un’arma che
                  pur vanta costanti ed alte benemerenze, che in ogni dì, in ogni ora, si può
                  dire, è spettacolo di disciplina severa, di abnegazione incessante, di devo-
                  zione illimitata al dovere, alla Patria: l’arma dei Carabinieri Reali? non
                  sarebbe, per tale Arma, non solo una giusta onoranza per chi fece, ma, di
                  più, un poderoso stimolo ed insegnamento per chi deve fare, la raccolta dei
                  ricordi e delle memorie che ne costituiscono la storia parlante, dal dì della
                  sua istituzione sino ai presenti, non facili tempi?»
               Da tali brevi considerazioni la proposta «di istituire un Museo storico
            dei Carabinieri Reali, presso il Comando della Legione allievi, ad onore
            dei forti che furono, e ad insegnamento dei giovani che sono destinati a
            colmare i vuoti operati dall’inesorabile tempo».

               Dunque la scelta cadde sulla legione allievi di Roma
                  «sia perché questa è la sola cospicua collettività, in confronto della irra-
                  diazione molto frazionata dei carabinieri costituenti le altre legioni, sia
                  perché l’educazione morale, il sentimento del dovere e della disciplina, la
                  devozione alla Patria, alle istituzioni, alla Dinastia, possano più efficace-
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                  mente trasmettersi e fissarsi nell’animo delle giovani reclute» .
               Gorini indicava come «religione del dovere» uno dei più alti valori che
            il militare trovava conferma, in qualche modo, nel «conservatorismo [che]
            rivela forse meglio di ogni altro fatto la natura di religione civica del culto
            dei morti in guerra», come analizzato attentamente da Mosse . In que-
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            sto, l’ufficiale sembra rappresentare bene una parte della classe dirigente
            dell’arma e dell’Esercito, ove la fede religiosa era sostituita e integrata
            dalla fede laica rivolta all’istituzione e al sovrano.
               Emerge, sin dalle prime battute, la visione dell’autore sulla funzione del
            Museo: a memoria di chi li aveva preceduti e quale strumento didattico per
            i neo-arruolati. in tal modo appariva più che giustificata la scelta di indivi-
            duare nella caserma della legione allievi la sede del museo.
               in effetti, la sua idea originale era rivolta principalmente alla creazio-
            ne di un Museo Storico come luogo di celebrazione istituzionale dei fasti
            dell’Arma e degli uomini che la resero prestigiosa.
               Gorini introduceva un argomento davvero spinoso e preoccupante per
            quei tempi:



            47    Gorini, Per un museo cit., p. 1558.
            48    George L. Mosse, Le guerre mondiali – Dalla tragedia al mito dei caduti, Bari-Roma, Editori La-
            terza, 2002, 3  edizione, p. 115.
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