Page 333 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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La ceLebrazione deL Mito tra Lo scarto e iL Museo storico 333
«il reclutamento, oggi difficilissimo, è tratto essenzialmente dalle popola-
zioni rurali, col criterio della più rigorosa selezione, per doti fisiche e mo-
rali, accertate anche negli ascendenti e collaterali. la mancanza di alletta-
menti sensibili materiali rialza il prestigio della giovane recluta dell’arma
nostra, escludendone il carattere mercenario volgare […] ed elevandola
veramente».
Tale orientamento dell’autore poteva essere facilmente condiviso dai
lettori della Rivista Militare italiana, principalmente ufficiali e conseguen-
temente riconosciuti in possesso di un livello minimo di cultura,
«ma una tale assoluta condizione di fatto non può essere compresa subito
né in tutto il suo valore, dalla popolazioni poco colte, che sono la base del
reclutamento» .
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Ecco quindi come l’ufficiale rappresentava il servizio quotidiano
dell’appartenente all’arma: l’allievo carabiniere, una volta promosso ca-
rabiniere,
«dovrà sempre considerarsi in servizio, non potrà fumare in pubblico, ne
mai dovrà abbandonare il più austero contegno e la stessa severità negli atti
e nelle movenze. Dovrà vegliare quando gli altri dormono, curare i feriti,
confortare i condannati, calmare i rancori e i dissidii, comporre le private
contese. nelle feste, nelle riunioni numerose, dovrà vegliare, composta,
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immobile, con non interrotta attenzione, a protezione dell’altrui gioia» .
il testo conteneva anche le relazioni esistenti tra gli appartenenti all’isti-
tuzione e il territorio, indicate chiaramente:
«i carabinieri devono mantenersi come stranieri nelle località in cui vivono,
ad evitare e sfuggire le mille tentazioni che possono trarli a trasgredire la
rigida disciplina ed a dimenticare, sia pure per un istante, la loro missione
nobilmente severa, talora penosa, dolorosa, pericolosa quasi sempre. Così
devono essere, così furono e sono».
L’imperativo è sufficiente a chiarire le difficoltà stesse di vita di un mi-
litare dell’arma in un piccolo comune come in un grande centro, vivendo
la realtà del luogo ma senza potersi inserire pienamente se non per lo svol-
gimento dei propri compiti istituzionali.
Tali difficoltà erano acuite da un’altra questione. Gorini e probabil-
mente questa riflessione rispecchiava la percezione comune degli ufficiali
49 Gorini, Per un museo cit., p. 1558.
50 Ivi, p. 1558-9. Il pensiero di Gorini segue le stesse considerazioni di altri ufficiali dell’Arma sul
ruolo dei Carabinieri nella società italiana, ad esempio, Gian Carlo Grossardi, Il Galateo del Carabi-
niere, Torino, G. Candeletti, 1879.

