Page 334 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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            dell’arma, immaginava e credeva che quanto descritto dovesse costituire
            il profilo attitudinale di un carabiniere «tipo» e conseguentemente era con-
            vinto che tale obiettivo formativo dovesse essere raggiunto anche attraver-
            so l’utilizzo di metodi correttivi pur di allineare il giovane che abbracciava
            l’austera vita del Carabiniere alla sua idea di appartenente all’istituzione.
               oltre alle difficoltà nel reclutamento, Gorini non si dimenticava certo di
            un altro aspetto che emergeva con vigore in quegli anni, ovvero «la lotta di
            classe o le passioni che assumono tale nome».
               Tale fenomeno politico creava all’autore non poche preoccupazioni:
                  «le dottrine ed i mezzi veramente deplorevoli coi quali oggi si cerca di
                  scuotere la compagine dell’Esercito, ripugnano evidentemente alla gran-
                  de maggioranza della popolazione intellettuale; ma nelle classi rurali, per
                  assurde che siano le declamazioni antipatriottiche ed antimilitariste, esse
                  rivestono di leggeri un’apparenza attraente e lusinghiera»
               tanto che «in molte provincie già si contano speciali circoli socialisti pei
            giovani dai 12 ai 18 anni, e ben rari sono ormai gli operai delle città ed i
            lavoratori della terra non ancora ascritti a leghe» .
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               La rappresentazione del pensiero di Gorini è quella tipica di un uomo
            del suo tempo: egli, a tal proposito, si esprimeva così:
                  «non intendo certo negare che molto si possa riformare nell’assetto sociale,
                  per renderlo armonico col prevalere ormai assoluto di nuovi e savi principi
                  di equità benefica ed onesta. Ma la massima antica Nihil per saltum, che è
                  confermata dallo svolgersi di tutti i processi di perfezionamento evolutivo,
                  condanna severamente – dimostrandola pericolosa, dannosa ed irrazionale
                  – ogni tendenza a novità violente ed a base di urti».
               L’autore affrontava più chiaramente la questione poco dopo:
                  «l’espressione di tale pensiero […] non mi trae ad avversare i tanti colti
                  e coscienti che – facendo astrazione di qualsiasi pregiudiziale politica –
                  professano il socialismo come tendenza al miglioramento economico delle
                  classi sociali. Bensì accenno ai retori del funambolismo – come li definì
                  nella Critica Sociale, chi non è certamente sospetto d’illiberalismo – a que-
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                  gli anarcoidi che bandiscono il verbo del socialismo sindacalista» .
               Tali fenomeni, se potevano avere effetti nefasti nell’Esercito, si mostra-
            vano ancor più devastanti nell’arma «la quale, alla essenza militare, deve
            accoppiare un concetto e funzioni sociali, morali e politiche poderosamen-


            51    Gorini, Per un museo cit., p. 1559.
            52    Ivi, p. 1560-1.
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