Page 335 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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La ceLebrazione deL Mito tra Lo scarto e iL Museo storico  335


              te comprese e sentite». E da qui l’interrogativo su come potrà «formarsi
              ancora la coscienza di un soldato che risponda all’ardua missione del cara-
              biniere» che trovava risposta attraverso il bilanciamento dei «tristi semi di
              odio e di insofferenza d’ogni autorità» con «la educazione calda, solenne
              del sentimento del dovere», contrastando «propaganda a propaganda; ma
              informando l’azione difensiva ai più alti, ai più nobili e puri principi di ret-
              titudine, di giustizia, di vera bontà, ed applicando tale azione difensiva alla
              mente, allo spirito, al cuore di quei giovani che vestono l’onorata assisa».
                 Ecco quindi che la funzione di un museo storico dell’Arma dei Carabi-
              nieri si doveva saldare con la formazione del giovane militare che entrava
              a far parte di una istituzione la cui missione era molto più complessa e
              difficile rispetto quella della restante parte dell’Esercito.
                 a differenza di coloro i quali pretendevano di «dimostrare essere il con-
              cetto di Patria una mera utopia, e quello di devozione alla Monarchia un
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              pregiudizio ed un errore» , egli contrapponeva l’immagine dei due Stati
              che, all’epoca si presentavano come i più forti, potevano trasmettere:
                 «l’inghilterra e la Germania. Di quella, l’inno nazionale che fa vibrare
              tutti i cuoi, è: Dio salvi il Re; di questa, la formula che riassume ogni suo
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              pensiero è anche più completa: un Popolo, un Dio, un Impero» .
                 Così Gorini in questo periodo, ricordava nuovamente, che «una storia
              dell’arma dei Carabinieri non fu scritta ancora», segno evidente della ne-
              cessità percepita se poco dopo ricordava che la proposta di fondazione del
              Museo storico era «affidat[a] alle deboli forze della mia mente, le quali
              sono sorrette però non solo dall’intenso affetto che mi stringe all’arma,
              cui appartengo da oltre quattordici anni, ma anche dal benigno ed autore-
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              vole consiglio dei miei superiori» . Per ciò che riguardava la costituzione
              vera e propria del museo, egli faceva pieno affidamento sullo spirito che
              sarebbe stato alla base dello sforzo degli ufficiali investiti di tale incarico
              confidando anche sul
                   «concorso del Ministero della Guerra, [del] vivo gradimento di S.E. il Mi-
                   nistro dell’Interno, e la guida illuminata dell’attuale capo supremo dell’Ar-
                   ma,  S.E.  tenente  generale  Spingardi  comm.  Paolo,  il  quale,  già  come
                   membro del Governo, diede prove positive e precise dei suoi concetti sulla
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                   moderna educazione sociale del soldato» .

              53    Ivi, p. 1573.
              54    Ibidem.
              55    Ivi, p. 1562.
              56    Ivi, p. 1568.
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