Page 351 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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              posto nei rispettivi «complessi», così come vennero rintracciati nei vari
              archivi dell’arma o presso altri enti o privati. Tali «complessi», distinti con
              l’indicazione della provenienza, racchiusi in una o più cartelle, sono dispo-
              sti in ordine progressivo di acquisto» (n. 3). in tal modo la schedatura per
              la consultazione avrebbe consentito di reperire l’ente produttore, il periodo
              del fascicolo (o del fondo), senza subire i dannosi accorpamento o smem-
              bramenti tipici di tentativi di riaggregazione di carte per finalità diverse da
              quelle di tutela e conservazione archivistica.
                 inoltre, i documenti di carattere personale «sono conservat[i] in cartelle
              a parte, contrassegnate col nome della persona cui le carte appartennero»,
              dando modo di poter costituire dei fondi dedicati alle persone o, più rara-
              mente, alle famiglie. Vi era sempre la facoltà, inoltre, di aggregare «i do-
              cumenti aventi contenuto generico o costituenti semplice ricordo, o del tut-
              to isolati [...] in apposite miscellanee debitamente contrassegnate» (n. 4).
              Ciò, quindi avrebbe dovuto consentire di poter rinvenire già sul dorso delle
              cartelle le indicazioni relative all’ente produttore o comunque che aveva
              proceduto al versamento o donazione mantenendo quindi una distinzione
              che si sarebbe dovuta basare sul principio di provenienza. allo scopo di
              agevolare la ricerca e la consultazione vi era uno schedario generale strut-
              turato su due ordini: uno cronologico e l’altro alfabetico. inoltre, era stata
              costituita una raccolta relativa ai caduti dell’arma in cui sarebbero dovute
              confluire varie tipologie documentarie quali «il foglio matricolare, rapporti
              speciali, copie di verbali, opuscoli, stralci di giornali, lettere, fotografie,
              ecc.» da custodire a parte rispetto la parte generale dell’archivio storico.
              Dalle indicazioni riportate or ora, si può notare come almeno concettual-
              mente vi dovette essere una “visione archivistica” delle carte al punto che
              vi compaiono alcune parole chiavi provenienti dalla scienza archivistica
              come “complessi” o “miscellanee”, o riferimenti indiretti a “fondi perso-
              nali” o al principio del vincolo archivistico.
                 Per quanto riguardava invece l’archivio fotografico lo statuto vi dedica-
              va l’articolo 13. Lo scopo dell’archivio era di «conservare sistematicamen-
              te e di rendere prontamente rintracciabili tutte le fotografie che interessano
              l’arma sotto l’aspetto storico, o che possono servire alle pubblicazioni, ai
              fini della propaganda, o a una migliore illustrazione dei cimeli esposti nelle
              sale». L’archivio fotografico era aggregato alla biblioteca anche se autono-
              mo e posizionato in un locale distinto. Il materiale custodito in tale archi-
              vio poteva provenire dai comandi dell’arma, da offerte di enti o persone,
              dagli acquisti a pagamento a favore di ditte specializzate nel caso di eventi
              pubblici o dai lavori che il Museo stesso eseguiva. inoltre, all’archivio fo-
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