Page 352 - Tra carte e caserme: Gli archivi dei Carabinieri Reali (1861-1946)
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            tografico erano aggregate due realtà più modeste: la cineteca e la discoteca
            che dovevano provvedere alla
                  «conservazione, in appositi settori e nelle forme più adatte, assumendone
                  il carico in appositi registri, di tutte le pellicole cinematografiche, a corto
                  e lungo metraggio [...] le registrazioni su dischi o nastri magnetici» che
                  sarebbero stati inviati dal Comando Generale, dai comandi dell’arma ma
                  anche da enti esterni o singoli individui».
               L’organizzazione di dettaglio dell’archivio fotografico era disciplinata
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            da un allegato allo statuto che ne precisava il funzionamento . le tre prin-
            cipali raccolte dell’archivio (persone, avvenimenti, cose e varie) erano or-
            ganizzate in più «collezioni» ove erano collocate le fotografie ricevute. Vi
            erano anche raccolte a parte dedicate ai negativi e alle lastre, agli album, ai
            cliché e alle fotografie voluminose (n. 7). Per la parte di cineteca vi doveva
            essere un registro ove riportare una serie di informazioni (provenienza,
            titolo, lunghezza della pellicola, il passo se normale o ridotto, se in bianco
            e nero o a colori, il numero delle scatole e i riferimenti della pratica d’uffi-
            cio). ai fini della conservazione era anche previsto che le pellicole fossero
            custodite in un armadio dedicato «da tenersi possibilmente all’aperto» (art.
            16 regolamento) per abbattere il rischio di incendio. Per i dischi e i nastri
            magnetici vi doveva essere una registrazione apposita con i dati relativi
            alla «Provenienza, del soggetto o argomento, del tipo di materiale, della
            durata di ascoltazione, della pratica d’ufficio» (n. 10).

               L’afflusso della documentazione nel corso del periodo bellico era parti-
            colarmente robusto per quanto i reparti mobilitati facevano pervenire. Tut-
            tavia, non tutti i diari storici, tipologia particolarmente strutturata e definita
            nel corso della storia documentaria delle Forze armate, erano inviati al
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            Museo Storico .
               infatti, con la relazione per l’anno 1942/1943, il presidente sottolineava
            non solo l’incremento del patrimonio documentario grazie a tali particolari
            tipologie documentarie ma anche che vi era l’eccezione «dei diari storici
            dei battaglioni, che per disposizione regolamentare debbono essere diret-
            tamente rimessi all’ufficio storico dello S.M.R.E.)» . Inoltre, sempre nel
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            campo dell’archivio storico, continuava l’impianto di fascicoli nominativi

            93    Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, Statuto organico – Regolamento interno cit., pp, 83-86.
            94    I diari storici rappresentano la sintesi delle operazioni militari prodotte dalle Forze Armate in
            operazioni militari belliche. L’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito custodisce la raccolta
            completa sin dai primi anni dell’Unità d’Italia anche per l’Arma dei Carabinieri.
            95    Relazione illustrativa per l’anno 1942/1943, p. 5.
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