Page 9 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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PRESENTAZIONE
Ho aderito con vero piacere all’invito di redigere una mia fino ad allora priva di qualsiasi precedente, una missione,
prefazione a questo interessante volume che, pur affondan- la prima, di protezione civile condotta da una forza armata
do la propria puntuale e scientifica ricerca in un evento or- con mezzi complessi e costosi, squisitamente destinati al
mai lontanissimo dai nostri tempi e dalla nostra più prossima combattimento!
memoria storica, offre la ricostruzione, certamente ipotetica Capì, infatti, che soltanto le sue potenti navi potevano
ma sensibilmente plausibile, di un fulgido atto di valore mili- con la forza dei loro remi sconfiggere il vento contrario
tare e di esemplare responsabilità etica. che inchiodava tante imbarcazioni alla riva e capì, ancor
Dalla coinvolgente narrazione lasciataci da Gaio Plinio Se- più, che soltanto la disciplina e l’abitudine ad eseguire gli
condo, detto il Giovane, redatta tuttavia con finalità apologe- ordini da parte dei suoi coraggiosi equipaggi gli avrebbe
tiche una trentina di anni dopo, desumiamo, quasi istante per consentito di affrontare quelle ire ignote.
istante, le ultime ore dello zio, il celebre Plinio il Vecchio in Comprese che le navi da guerra, per quella volta alme-
occasione della catastrofe vesuviana del I secolo. no, potevano rivelarsi portatrici di vita e non di morte,
Da un singolare rinvenimento archeologico assumiamo di gioia e non di paura. Al riguardo, piace ricordare che
pertinenti indicazioni che sembrano dar corpo alla verità quando nel 1944 lo stesso Vesuvio si produsse in un’en-
storica anche se nessuno storico può, con certezza, stabilire nesima eruzione, minacciando le popolazioni sottostanti,
la piena attendibilità di una ricostruzione ma, ipotizzarne il comando alleato organizzò un piano di evacuazione con
esclusivamente la congruità con le prove e gli indizi. E mai l’impiego delle navi da guerra al momento a disposizione,
come in questo caso gli indizi sono numerosi. ritenendo che quella fosse, verosimilmente, l’unica solu-
Stando al nipote sappiamo che l’ammiraglio Plinio, co- zione adeguata.
mandante della prima flotta imperiale di stanza a Miseno,
in una bella e calda giornata autunnale del 79, allibito ed Gaio Plinio salpò al comando di una squadra di qua-
incuriosito da uno straordinario fenomeno, che poi si seppe driremi, forse una dozzina, le più potenti unità di cui di-
vulcanico, decise di studiarlo più da vicino, da scrupoloso sponeva e la diresse con decisione e sprezzo del pericolo
naturalista quale era. Ma mentre organizzava l’armamento stando a bordo di una di esse, forse nave Fortuna, sul cui
di una veloce unità, un disperato e tragico dispaccio lo rag- nome giocò la celebre frase volta a risollevare il morale del
giunse: in esso s’invocava proprio dal luogo dove intendeva suo atterrito equipaggio: ‘La Fortuna aiuta gli audaci!’ Ma
dirigersi, l’intervento delle sue navi, unico scampo dalla fu- quella volta la Fortuna non lo aiutò, poiché perse la vita
ria della natura. sulla sabbia di Stabia.
Capì istantaneamente la tragedia ed alla curiosità dello E proprio laddove la spiaggia di Stabia si univa a quella
scienziato subentrò la razionalità dell’ammiraglio: centi- di Pompei, all’inizio del secolo scorso avvenne un singola-
naia, forse migliaia, di persone terrorizzate si dibattevano re rinvenimento: una settantina di scheletri, senza dubbio
sulla spiaggia percossa da un mare sconvolto. Speravano vittime del vulcano, tornarono alla luce nel corso di scavi
ormai in un improbabile soccorso, in un miracolo che, archeologici autorizzati. Tra essi ne spiccava uno con visto-
come intuiva, soltanto lui ed i suoi uomini avrebbero po- si ornamenti d’oro ed un gladio al fianco di pregevolissima
tuto compiere. E decise sull’istante di tentare un’impresa fattura. Subito si ipotizzò che potesse trattarsi dei resti di
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