Page 30 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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grazie anche alle esperienze ed agli studi maturati nei decenni immediata-
               mente precedenti nell’ambiente mercantile genovese, che fin dal 1277 si era
               dimostrato in grado di avviare un regolare rapporto commerciale via mare
               con l’Inghilterra e la Fiandra avendo cominciato ad affrontare i problemi
               posti dal nuovo tipo di navigazione e dal nuovo tipo di rotte che si sarebbero
               dovute percorrere uscendo dal bacino mediterraneo.
                  I Genovesi, infatti, furono tra i primi ad ottenere notevoli ed innovanti
               risultati nel campo della cartografia nautica, disciplina che, soprattutto per
               merito loro, raggiunse un apprezzabile grado di perfezione proprio tra la fine
               del Duecento e l’inizio del Trecento, nonché compiere rilevanti progressi
               nel campo della tecnica nautica con la costruzione di nuovi tipi di vascelli,
               più adatti a tenere il mare, e col ricorso sempre più frequente a strumenti
               di fondamentale importanza per l’orientamento e la determinazione delle
               rotte, come l’ago magnetico, la bussola nautica munita di rosa dei venti e
               l’astrolabio astronomico. Va ricordato che proprio un genovese contempora-
               neo dei Vivaldi, Andalò di Negro, avrebbe redatto in quegli anni un trattato
               sull’astrolabio (Opus praeclarissimi astrolabii); come pure si deve attribu-
               ire, con molta probabilità, ad un navigatore e mercante genovese il Chom-
               passo per mostrare a navichare tutte le terre, marine et isole, ugualmente
               riconducibile alla seconda metà del XIII secolo.
                  I Genovesi si collocarono in questo modo, già dalla metà del Duecento,
               al centro di quella serie di processi che contribuirono a far prendere grada-
               tamente corpo e spessore alla cristianità latina sia dal punto di vista demo-
               grafico che tecnologico con un conseguente aumento della popolazione e
               del volume delle comunicazioni, fino a proiettarla, nel corso di due secoli, in
               una dimensione di natura planetaria, in quella che Immanuel Wallerstein ha
               definito un’”economia-mondo”.
                  Per arrivare a questo radicale mutamento della visione del mondo e della
               funzione ed utilizzazione dei suoi spazi si dovette realizzare, sulla spinta
               delle esigenze messe in moto da una mutata congiuntura politico-economi-
               ca, una vera e propria rivoluzione scientifico-culturale, in grado, nel corso
               di due secoli, di mettere alla portata di quanti ne avessero bisogno quell’in-
               sieme di cognizioni matematiche raggiunte e perfezionate dalla scienza
               arabo-giudaico-cristiana per l’elaborazione di tavole trigonometriche assai
               facili da adoperare per i marinai (le Tavole di marteloio o martelogio), che
               cominciarono ad essere utilizzate con una certa frequenza nel Mediterraneo
               già nel corso del Trecento.
                  Queste nuove cognizioni matematiche, favorite dal recupero della geo-
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