Page 72 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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LAGER DI MAUTHAUSEN
muRo commemoRAtivo
I tedeschi fin dal marzo 1939
misero in funzione un grande
campo di concentramento nella
zona a Nord-Ovest dell’abitato
di Mauthausen nei pressi di una
collina non lontana dal Monastero
Agostiniano di S. Floriano. I primi
internati furono impiegati nel
trasporto sulla collina di pietre e di
blocchi di granito per l’ultimazione
dei fabbricati del lager che hanno
l’aspetto di una piccola fortezza.
Successivamente, nel 1940,
arrivarono alcune migliaia di
repubblicani spagnoli rastrellati
in Francia, seguiti da prigionieri
cecoslovacchi e polacchi. Dal
1941, lavorarono nel campo
“Muro di Mauthausen”. Il più significativo monumento ai caduti italiani nel lager anche prigionieri francesi, belgi,
olandesi e russi.
Dal marzo 1939 al 5 maggio 1945, sono passati per il lager di Mauthausen, circa 235.000 deportati quasi tutti detenuti
civili imprigionati per motivi politici o razziali.
Il lager di Mauthausen era anche sede di un centro direzionale che coordinava le attività di 28 sottocampi similari,
istituiti nell’alta e nella bassa Austria, nella Stiria e nella Carinzia, dotati di una capacità complessiva di oltre 70.000
internati.
In quei luoghi di internamento la scarsa alimentazione, il lavoro estenuante ed il particolare regime di terrore che era
praticato, condussero a morte migliaia di prigionieri.
Nelle 24 baracche del campo di Mauthausen gli internati, divisi per nazionalità, dormivano in due o tre su ogni
pagliericcio, in qualche periodo furono costretti a sistemarvisi anche in quattro o cinque, gli uni accatastati sugli altri,
immobili per tutta la notte. Al mattino, a mezzogiorno ed alla sera, al sole o sotto la pioggia, in piedi per ore ed ore
i prigionieri dovevano rispondere all’appello nel grande cortile. Chi lavorava nelle vicine cave doveva percorrere una
lunga scalinata con 186 gradini ineguali, che era chiamata la Scala della morte.
Gli internati erano costretti a salire i gradini trasportando sulle spalle pesanti blocchi di pietra. Talvolta, per stanchezza,
i massi scivolavano dalle spalle di chi li trasportava cadendo su altri infelici che stavano più in basso.
I vecchi edifici, comprendenti l’infermeria, la lavanderia, le prigioni, la camera a gas, i forni crematori ed alcune
baracche, conservano ancora oggi la loro struttura originale, poiché l’intero comprensorio è stato dichiarato zona

