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36 InventarIo del fondo H-4 • CommIssIone d’InCHIesta – Caporetto
i capi uffici in carica in quel momento , per ottenere dal capo di Stato Maggio-
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re dell’Esercito la possibilità di consultare il fondo della Commissione d’In-
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chiesta e utilizzare i documenti per la preparazione del volume sulle operazioni
dell’ottobre-dicembre 1917 . Del resto erano già passati quasi 3 anni dalla morte
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del maresciallo Badoglio . Otto anni dopo, nel 1967 venne pubblicato dall’Uffi-
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cio Storico il volume della relazione ufficiale su Caporetto che, nell’introduzione,
cercava di fare chiarezza sulle fonti utilizzate, non senza una vena polemica e una
certa ambiguità, e menzionava le carte della Commissione d’Inchiesta . Queste
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carte erano finalmente divenute consultabili, almeno di fatto e con il decreto mi-
nisteriale del 1° giugno 1990 divennero consultabili anche di diritto, secondo la
legislazione archivistica allora vigente .
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Le carte della Commissione d’Inchiesta sono conservate presso l’Archivio
dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e costituisco il complesso
113 Il generale Riccardo Rocca (1953-1959) e il colonnello Ferdinando Di Lauro (1959-1962) fu-
rono i capi uffici nel 1959.
114 In quel momento era il generale di Corpo d’armata Antonio Gualano.
115 Appunto del capo ufficio storico al capo di SME in data 16 marzo, in AuSSme, fondo AR, b.
13 fasc. 126. “2° Come noto, la relazione ufficiale sulla prima guerra mondiale si è fermata
all’11ª battaglia del’Isonzo. È in corso di preparazione il volume successivo che tratta di
Caporetto. Nel quadro di questo lavoro, sarà necessario tenere conto - se e fin che possibile -
anche del materiale della Commissione d’Inchiesta”.
116 Era deceduto il 1° novembre 1956.
117 Stato maggiore eSerCito - uffiCio StoriCo, L’Esercito italiano nella grande guerra (1915-
1918), vol. IV, le operazioni nel 1917, tomo 3°, Gli avvenimenti dall’ottobre al dicembre
….cit., in particolare pp. 12-14. “… Dieci lustri trascorsi dagli eventi creavano, intorno alla
narrazione di questi, condizioni diverse da quelle di momenti più prossimi ad essi. Ed era ine-
vitabile che, cinquant’anni, quanto più vivace ed accesa si era dimostrata, da una parte, la fanta-
sia della pubblica opinione, e quanto più vigorosa ed approfondito era stato, dall’altra, il lavoro
delle indagini competenti, tanto più si sarebbero determinate convinzioni fermamente stabili
(…). Il primo il carattere documentario, è norma tassativa di una relazione; ma l’assegnamento
che da molte parti se ne fa pare che spesso esorbiti dai limiti di tale norma, nella supposizione
dell’esistenza di incartamenti, carteggi ed inserti archivistici ritenuti segreti e considerati inac-
cessibili. Un simile giudizio, che è stato anche plasticamente espresso con il termine imbalsa-
mazione di documenti, è probabile trovi origine nella negazione di permessi di consultazione
che è stata pubblicamente lamentata e stigmatizzata da studiosi e storiografi. Ma un divieto, che
può essere solo occasionale, non implica necessariamente classifiche di segretezza né svela in-
tendimenti di tener celati dei documenti, più semplicemente può essere suggerito dalla neces-
sità di conservarne una certa esclusiva- prerogativa di tutti gli archivi- per non privare dell’in-
dispensabile originalità lavori già in corso di preparazione per la stampa”.
118 S. orlando, La regolamentazione della consultazione dei documenti custoditi negli archivi
degli uffici storici delle Forze armate: D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409; D.M. 1° Giugno
1990, in «Bollettino dell’Archivio dell’Ufficio storico», I (2001), 1, p. 331-368, in particolare
pp. 365-366.

