Page 13 - 8 Settembre 1943-25 aprile 1945 - La Resistenza dei Militari in Italia: un lungo percorso sino alla vittoria finale
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PREMESSA
PREMESSA
on è stato facile sintetizzare due anni di dure lotte di civili e di militari, la Resistenza dei quali, a volte,
non è ricordata quanto sarebbe invece dovuto, in un duro conflitto che si oppose al regime fascista e a quello
nazista, due sistemi dittatoriali, per ricostruire una Patria libera e democratica. Molti, gli avvenimenti
N tragici; molti i comportamenti valorosi, che non hanno potuto trovare il giusto ricordo in queste pagine.
È stato difficile scegliere quali accadimenti ricordare, fra i tanti, e cercare di inserirli in un discorso storicamente complesso.
L’altra difficoltà è stata quella relativa alla consapevolezza che ci sono studi molto importanti scritti da illustri ricercatori
e soprattutto possono essere anche lette le testimonianze di coloro che hanno partecipato agli avvenimenti di cui si scrive.
Ho cercato di dare in nota molti riferimenti in modo che nel lettore, soprattutto un giovane lettore o una giovane lettrice,
sorga una grande curiosità di sapere quel che avvenne in quegli anni, di ‘un altro secolo’ e sappia dove trovare ulteriori
approfondimenti.
Era doveroso rileggere e riproporre, pur sintetizzandola, quella che è stata la Resistenza dei militari italiani nei due anni
fra i più difficili della storia d’Italia per le Forze Armate italiane.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, numerosi problemi di una complessità enorme, probabilmente mai prima spe-
rimentati, nemmeno nel precedente conflitto mondiale, si sono posti ai legittimi governanti di allora. Con questa conside-
razione, ritengo fermamente, da storico, che non si possono dare giudizi a ben 80 anni di distanza perché ogni scelta deve
essere contestualizzata, facendo riferimento al momento in cui è stata decisa. Solo ai testimoni può essere data la possibilità
di esprimere un giudizio su quel che allora avvenne. Occorre analizzare gli avvenimenti sulla base dei documenti storici
(da qualche anno è possibile studiarli, per intero, in molti archivi) e cercare di comprendere, attraverso il loro studio com-
parato, le scelte che i protagonisti furono costretti a fare in giorni e mesi difficili, militarmente e psicologicamente. Scelte che
molti di loro pagarono con la vita o, in alcuni casi, con una corretta damnatio memoriae, per i molti atti disumani che
avevano compiuto, contro ogni legalità.
Volutamente nelle pagine di questo studio non è mai stata usata la parola sbandati o sbandamento che in termini
militari voleva indicare coloro che si trovavano con il loro reparto sciolto, non ancora ricostituito. Alcuni non compresero, o
non avevano la cultura per comprendere la realtà di quello che era successo e vollero rientrare nelle loro case ma moltissimi
di loro si ripresentarono per combattere di nuovo, con una divisa, sia nelle fila delle Forze Armate riorganizzate, sia nelle
file dei partigiani, i patrioti, spesso alla testa e guidando le operazioni di quelle ‘Bande’.
Il motivo per cui non ho voluto usare quelle due parole, è perché ritengo che, nel corso del tempo, sbandati e sbandamen-
to abbiano assunto un significato fortemente negativo che travalica il significato originario delle stesse.
Ripercorrere quei due anni e quel che è successo in Italia dall’8 settembre 1943 al 25 luglio 1945 non è stato facile anche
emotivamente, ricordando testimonianze di familiari coinvolti in quelle vicende.
Chi scrive spera solo di aver… semplificato, a beneficio dei più giovani, sintetizzando, anche se la parola non sembra adat-
ta, quel che è successo in quei 20 mesi in cui tutto sembrò fondere, in cui tutto sembrò dissolversi in distruzione e morte.
Il messaggio che ho cercato di veicolare è quello che proprio quando sembrò esserci solo malvagità umana, distruzione e
morte, l’Italia vide risorgere valori forti con una resistenza fattiva, attiva o passiva che fu, credendo non solo negli ideali
ma soprattutto nella dignità dell’essere umano.
Può sembrare ardito scrivere che la positività debba essere ricercata anche in quei 20 mesi tragici, ma solo con un approccio di-
staccato si può arrivare a cogliere l’insegnamento che la dignità umana deve essere al di sopra di tutto, anche in momenti tragici.
L’Autrice
Roma, 8 settembre 2023
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