Page 168 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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               qualche nave, cui stia appesa un’antenna con vela di grande nave latina
               a simile d’uno scudo spianata, che tratta in aria per li venti distendesi
               molto; e quindi sembra poco a poco ribassarsi, e poi di nuovo rialzarsi
               l’albero somigliante a quello d’una grossa nave, et così continuamente di
               nuovo.
                  Girando attorno dell’isola, da ogni lato vedeano accadere lo stesso, lo
               che stimando essere per virtù d’incantesimo, non ebbono ardire di scende-
               re in quella isola.
                  Molte altre cose trovorno che il detto Niccoloso non volle raccontare.
               Pare solo quelle isole non essere ricche, imperciocché i marinai appena
               poterono ripigliare le spese del viatico. Erano i quattro homini che con-
               dussono, della etade senza barba, et di bello sembiante, portavano brache,
               fatte così; avevano ricinta a’ lombi una corda, dalla quale pendeano fila
               di palma spesse, o di giunghi da uno e mezzo a due palmi al più, et per
               esse cuopriansi le vergogne di innanzi et di dietro, se non che il vento od
               altro le inalzasse; non sono tonduti, et hanno lunghi et biondi i capelli
               sino quasi all’umbilico: cuopronsidi questi, et camminano a piedi nudi.
               La isola d’onde furono tolti ha nome Canaria, la più abitata delle altre;
               né possono intendere idioma nessuno, essendo stato parlato loro con di-
               versi; in statura non passano la nostra; sono membruti, animosi et forti,
               con intendimento grande, come se ne può fare giudicio. Parlano con loro
               per accenni, et essi per accenni rispondono a maniera dÈ mutoli; hannosi
               rispetto tra loro, ma particolarmente verso di uno dÈ loro; et ha questi
               brache di palma, et li altri hannole di giunchi tinte di giallo e di rosso.
               Cantano dolcemente e ballano a maniera quasi fussono franciosi; sono
               giulivi et svelti, et assai dimestici più che molti spaniuoli non sono.
                  Poiché entraro nella nave si risono a mancare dÈ fichi et del pane, che
               pare loro buono assai, non avendone per l’innanzi mangiato mai; il vino
               ricusanlo affatto, e beono acqua sola. Mangiano bensì frumento et orzo
               a giumellate, cascio, et carne, che ne hanno delle buone, et in buondato;
               bovi, cammelli, asini non ne hanno, ma capre molte et pecore et cinghiali.
               Furono mostrati loro i danari d’argiento; che non li conoscono, come ne
               anche li armati di qualunche natura. Mostrate collane d’oro, vasi inta-
               gliati, sciabole, spade d’ogni sorta, pare che non habbianne vedute mai,
               né avute; mostrano anche di havere fidanza, et lealtà grandissima infra di
               loro, per quanto si può far congettura, principalmente perché niuna cosa
               mancabile dessi ad alcuno di loro, senza che prima di mancarla la divida
               in uguali porzioni, et ne dia ad ognuno la sua porzione.
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