Page 177 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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dall’Italia alle Canarie                                              177



               Storia e letteratura in viaggio






                        aradiso. Isole Fortunate, sempre in un altrove che è innanzitutto
                        purezza, incanto non credibile, affresco in cui tutto si fa silenzio
               P e venga dunque a sparire il corpo: tutto deve farsi pensiero, anzi,
               rarefazione di esso, momento che preannuncia il divino.
                  A quell’oltre che si cerca per far sì che anche la quiete si sveli a se stes-
               sa come tale, basta poco: un passo della Bibbia, un verso già antico, una
               frase che s’è sollevata fino a divenire sostegno per ogni possibile concepi-
               mento ideale, di salvezza. Pure, accanto a queste schegge di sublime delle
               quali troveranno linfa i poeti, vi sono prove, addirittura florilegi a base di
               parole: prove geografiche, ovvero l’unica possibilità di un aggancio alla
               Terra ferma, alle certezze da cui far decollare il sogno, la Poesia, diremo
               quasi l’irraggiungibile a portata di mano. È come se soltanto dalla notizia,
               dal fatto potessero trovare sereno alloggiamento sulla pagina le parole che
               contengono il segreto per salvarsi. Più parole ed eccoli rappresentati i luo-
               ghi delle nostre quietate angosce.
                   Ma il Paradiso dove era possibile trovarlo? A oriente, almeno prestando
               fede all’opinione più antica. Dunque Paradiso come luogo già geografica-
               mente accertabile e non soltanto come metafisica, approdo oltre la vita.
                  Quando Dante nel De Monarchia parla delle Isole Fortunate, espone
               quanto assorbito da Virgilio – vera luce di studio per il Poeta – e da Orosio,
               discepolo di Agostino, con la sua opera Historia adversus Paganos. Scrive
               il Poeta: “L’Europa poi lo rese nobile per l’antichissimo avo, cioè Darda-
               no; ed anche l’Africa per la vetustissima ava che fu Elettra nata da Atlante,
               re di gran fama…Che poi Atlante fosse l’Africa, è testimone un monte
               in quelle parti che da lui prende nome e che Orosio nella sua descrizione
               del mondo dice essere in Africa con queste parole: <Estremo confine di
               essa è il monte Atlante con le isole che chiaman Fortunate>; di essa, cioè
               dell’Africa, poiché di quella egli parlava…”
                  Credenza sul Paradiso Terrestre e oscillazione continua tra Oriente e
               Occidente. Anche Dante in principio ne fa collocazione in Oriente. Ma
               questa disputa – di cui l’opinione pubblica rimane all’oscuro – non fa che
               rafforzare l’idea che è negli uomini, da sempre, di stabilire nella mente, lo
               ripetiamo, il più delle volte appoggiandosi al sublime di scoperte per mare,
               un luogo ove abbia veramente un senso la Quiete, parola che contiene in sé
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