Page 179 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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               a far coincidere i due luoghi. Un quesito, a questo punto, ci assale. Metafi-
               sicamente – ne erano passati di secoli dallo spirito greco, dal Mondo delle
               Idee, e poi dalla Rivelazione e ancora i padri della Chiesa, Sant’Agostino e
               Sant’Anselmo e la sua prova ontologica – aveva un senso la geografia e le
               relative invenzioni, diremmo in piano, qui, tra gli uomini?
                  Che posto aveva, metafisicamente, l’oltre? Ma il Paradiso non era “stac-
               cato” dalla Terra, dalle vicende terrene? Dunque, oltre le Colonne d’Ercole
               v’era la Metafisica? E guardare verso i confini della conoscenza, le Colon-
               ne d’Ercole, non era comunque un guardare in orizzontale e non per l’alto?
               Per l’alto dei cieli? Ecco che allora l’invenzione dantesca era sempre “an-
               corata” alla Terra e il Paradiso era per l’appunto terrestre, trattavasi di una
               montagna, infatti, e sui fianchi di essa era il Purgatorio.
                  Ma il Paradiso –il ricongiungimento con il Padre – non era per se stesso
               già affare staccato dalle vicende umane? Ed era sufficiente un oltre, oltre
               orizzontale? Vero è che poi la montagna la decretava comunque l’ascen-
               sione. Ma naturalmente l’invenzione chiede un aggancio con la scena del
               mondo e d’altra parte Ulisse è uno di noi, è l’uomo che assetato di cono-
               scenza vìola i limiti proprio per andare a vedere come realmente stanno le
               cose oltre l’oltre.
                  “O frati, dissi che per cento milia/perigli siete giunti a l’occidente,/
               a questa tanto picciola vigilia/ di nostri sensi ch’è del rimanente,/ non
               vogliate negar l’esperienza,/ di retro al sol, del mondo sanza gente./Consi-
               derate la vostra semenza:/fatti non foste a viver come bruti,/ma per seguir
               virtute e conoscenza/.”
                  Il divieto infranto ha naturalmente anche dimora biblica con l’evento a
               tre: donna, uomo, serpente. Dio, dunque, a constatare la fragilità della ma-
               teria (“Ora noi crediamo che tu sia qualche cosa di cui nulla può pensarsi
               più grande” - dirà Anselmo d’Aosta nel Proslogion) ma già a noi viene un
               limite (di continuo un limite) a parlare di Dio, a donargli qualità: Dio fa,
               Dio dispone, Dio giudica.
                  Vero è che ci si muove sempre nello stesso scenario dell’inconsistenza
               pur tra figure audaci ovvero tra l’esilità dei nostri tentativi e la nostra con-
               sapevolezza di Dio (nascosto?). Da queste tenui considerazioni, ecco che
               ancora una volta si finirà nella ininterrotta interpretazione dei fatti lungo i
               sentieri della Storia ma alla fine di ogni costruzione, più o meno fantastica,
               si rimarrà sempre al cospetto del silenzio – unica forma ove pare possibile
               cogliere l’Assoluto – e in questa dimensione, ancora una volta, non vi sarà
               che da indirizzare lo sguardo tra l’orizzontale e il verticale, tra le nostre
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