Page 59 - Ventimila anni sotto i mari - L'epopea dell'uomo nel continente azzurro
P. 59

alcuna  compensazione.  L'argomento  del  resto  è  ulterior-
            mente approfondito da Aristotele nella successiva questio-
            ne,  con  queste  delucidazioni,  riprova implicita  della  fre-
            quenza dei casi, con queste delucidazioni:

              Perché i tuf/atorz si legano delle spugne sulle orecchie?
              Forse  per  evitare  che  l'acqua  di  mare  vada  dentro  le
              orecchie con  violenza e le  rompa? Con  questo accorgi-
              mento,  le orecchie non si riempiono d'acqua,  come suc-
              cederebbe se si togliessero le spugne.  17

              Ed ancora:

              Perché le orecchie dei subacquei rischiano meno di rom-
              persi quando prendono la  precauzione di versarci den-
              tro dell'olio ? 18

              Più sorprendente la  questione che ancora propone sul
            medesimo argomento, così descritta:

              Perché i pescatori di spugne si incidono le orecchie e le
              naricz;  forse  per poter respirare meglio? Il respiro,  cosi
              si ritiene,  esce da quz;- essi incidono dunque la parte per
              respirare meglio, in quanto dicono che lo sforzo maggio-
              re consiste per loro nella difficoltà di respirare,  per non
              poter mandare fuori l'aria; si sentono invece alleggeriti
              quando  la  scaricano fuori  in  qualche  maniera.  È una
              condizione  impossibile  non  poter  respirare  per  rz'nfre-
              scarsz;  cosa che sembra invece indispensabile. Oppure lo
              sforzo è forse  maggiore, quando essi trattengono il fiato,
              perché si gonfiano e sono sotto tensione? I; espirazione
              sembra avvenire come fenomeno spontaneo,  se sia cosi
              anche  inspirazione  richiede  qualche  considerazione in
              più,  ma é verosimile,  dato che ai palombari si consente
              di respirare calando su di essi un !ebete.  Questo non si
              riempie d'acqua,  ma  mantiene l'aria  al suo interno: la
              sua immersione richiede forza,  perché in qualsiasi reci-
              piente immerso dritto,  entra l'acqua se si inclina.  19

              Trascurando le osservazioni sullebete, quel che sembra
            più interessante,  e forse  persino  un po'  bizzarro,  riguar-
            da  l'incisione delle orecchie e delle narici.  Premesso che
            quando  Aristotele  parla  di  orecchie  debbano  invece  in-
            tendersi le membrane dei timpani,  cosa c'é di sensato in
            quest'incisione?


            17   Ibid.                                             In  alto:  la  /une  utilizzata  per  recuperare  la  pietra  di  zavorra  viene
            18   Ibid.                                             sfruttata come guida per risalire dall'immersione.
            19   Da ARisTOTELE, Problemata, XXXII, 2.              Sopra: un antico !ebete di bronzo.




                                                                                  1'\Rfl  rJ  1!/,\- \Ili\ Il\ Sli\.\CQll.l  .\111.1  LIKI   57
   54   55   56   57   58   59   60   61   62   63   64