Page 137 - A scuola sul mare - Navi Asilo e Grande Guerra nei documenti dell'Ufficio Storico della Marina Militare
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                             er chi riesce, con gli occhi del cuore, a guardare oltre l’evidenza, anche nelle vicende più buie dell’esperienza
                             umana è sempre possibile scorgere segni di speranza, piccole luci che vincono le tenebre e continuano a trac-
                      Pciare un cammino che sembrava smarrito per sempre.
                      Se è vero che uno dei periodi più oscuri della storia è stata la Prima Guerra Mondiale, è anche vero che, proprio in
                      questo contesto, si sono verificati tanti eventi e accese tante luci, veri e propri fari, capaci di riorientare il percorso
                      dei singoli e dei popoli verso il recupero di quell’“umano” che la guerra offende e distrugge. Ed è sorprendente con-
                      statare quante di queste luci vengano ancora oggi scoperte, grazie a narrazioni dimenticate o a pazienti lavori di ri-
                      cerca, come quello portato avanti in modo egregio dagli Autori del testo che ho il piacere di “chiudere”.

                      Illuminare di speranza e tracciare un cammino: è la vocazione educativa! E ogni qualvolta si ritiene di dover rico-
                      struire o ci si sente spinti a cambiare il mondo, non si può non ripartire dall’educazione.
                      Educare, forse lo si dimentica spesso, è un verbo che va coniugato in prospettiva integrale: significa far emergere
                      l’umanità e aiutare a svilupparla; significa rispettare l’uomo, accoglierlo con i suoi bisogni, promuoverlo nelle sue
                      potenzialità e insegnare a ciascuno il rispetto della propria dignità.
                      Significa dargli il pane e capire che egli non vive di solo pane. In questo senso, educare è una delle forme più alte
                      di carità e di speranza.
                      Questa carità e questa speranza incontrarono, grazie alle “Navi Asilo”, molti bambini nella prima Guerra Mondiale.

                      I bambini, in guerra, hanno fame, vivono l’abbandono e la solitudine, sono paralizzati dalla paura, non vedono il
                      futuro, quando, addirittura, non siano essi stessi assoldati, usati, trucidati.
                      Sono piccoli dall’infanzia rubata, che non può essere restituita solo con l’assistenza, e hanno bisogno di ritrovare
                      la sicurezza che viene dall’amore, per crescere con equilibrio e poter essere, nel futuro, operatori di quella pace che
                      non hanno potuto sperimentare.
                      Questo testo è il documento prezioso di come, attraverso le “Navi Asilo”, la Regia Marina, seguita da tanti volon-
                      tari, particolarmente educatori, abbia risposto alla vocazione a difendere la vita e la pace, la solidarietà e la fratel-
                      lanza: valori che costituiscono il senso profondo del servizio militare e rappresentano l’unica vera arma contro la
                      violenza, il terrore, la guerra. Si accendeva così una luce forse piccola, ma capace di vincere l’oscurità di quel grande
                      male; una di quelle luci che si possono accendere solo con l’amore, anima di ogni vero servizio e di ogni autentica
                      educazione.

                      Anche oggi, la nostra Marina Militare svolge un servizio d’amore umile e profondamente educativo, diffuso in
                      molti ambiti: primo fra tutti, il grande lavoro di soccorso e accoglienza degli immigrati. Assieme a tante realtà del
                      nostro Paese, essa si impone decisamente sulla scena del mondo, non con la forza di un esercito o con il potere de-
                      cisionale, ma con quell’autorevolezza che porta avanti gesti di carità convinti, competenti e concreti, consapevole
                      di quanto essi siano necessari e pieni di eternità.
                      Le Navi Asilo hanno raccolto i bambini, prime vittime della Prima Guerra Mondiale. Quanti dei profughi, degli stra-
                      nieri oggi raccolti e accolti, sono bambini, vivi o purtroppo morti, spesso partiti soli da terre povere e insanguinate
                      o giunti soli perché hanno perso tutti nell’orrore delle traversate!
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