Page 135 - A scuola sul mare - Navi Asilo e Grande Guerra nei documenti dell'Ufficio Storico della Marina Militare
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                                                                  CONCLUSIONI














                            a storia delle navi-asilo è ricca di spunti e di affascinanti aneddoti, ma negli anni della Grande Guerra, ancor
                            di più, queste istituzioni educative trovarono e trovano un interesse senza precedenti per la loro peculiarità
                      Lrispetto ad altre istituzioni scolastiche del tempo. Le navi-asilo così come sorsero negli anni presi in consi-
                      derazione in questo volume, vennero via via ad attenuarsi negli anni successivi. Una conclusione quasi logica del-
                      l’esperienza che in fasi diverse della storia e per alterne vicende cedette il posto ad altre istituzioni educative. Tuttavia
                      rappresentarono per buona parte del Novecento, fino alla nascita degli istituti nautici, un’esperienza di pregio non
                      solo per le città marinare in cui sorsero, ma per tutta l’Italia scolastica che dopo il primo conflitto mondiale era alla
                      ricerca di modelli educativi. Le navi-asilo, nonostante la ristrettezza economica, nella fase in cui trovarono origine,
                      furono la massima espressione di tre elementi che si integrarono tra loro: l’asilo, la nave, il mare. Questi tre elementi
                      possono essere declinati nella vita e nella scuola. Nessun’altra istituzione, quanto questa, ha avuto modo di sotto-
                      lineare Squarciapino, è riuscita ad integrare la scuola alla vita, così da renderla un vero e proprio tirocinio di vita. A
                      ciò ha certamente contribuito l’ambiente formativo di bordo con i suoi tempi, i suoi ritmi, ma anche i programmi di
                      rigenerazione fisica, intellettuale e morale, alla base delle capacità professionali a cui i “marinaretti” vennero chiamati.
                      I piccoli marinai, infatti, furono anche piccoli pescatori, si esercitarono tantissimi nell’arte della pesca e della mari-
                      neria, in coperta e sotto coperta, a vela e coi remi. Le loro non furono mai e non solo esercitazioni scolastiche pre-
                      gne di retorica spesso vana. A bordo, sulla nave, l’apprendistato era autenticamente proiettato a far imparare un
                      mestiere per vivere e non solo per sopravvivere.
                      Certamente i mezzi erano esigui, ma educatori come Levi-Morenos, Garaventa, Civita Franceschi, riuscirono a edu-
                      care i marinaretti prima di tutto alla responsabilità e al lavoro, infondendo loro un senso profondo di dignità umana
                      e spirito di cooperazione, indispensabili nella vita sociale, specie dopo la Grande Guerra.
                      Le navi-asilo, come sottolinearono pedagogisti, educatori e ufficiali di Marina, sono state organizzate a tal punto
                      da poter preparare i ragazzi non solo a difendere il territorio nazionale a bordo delle navi da guerra in caso di chia-
                      mata  alle  armi,  ma  anche  nei  vascelli  mercantili  e  nelle  flottiglie  pescherecce.  Gran parte di loro fece tesoro
                      dell’esperienza vissuta a bordo delle navi-asilo ritrovando fiducia e speranza nella vita che troppo presto li aveva
                      messi a dura prova.
                      Tale percorso si dimostrò vincente poiché pose l’accento sul recupero di quella profonda dignità fondata sul senso
                      di appartenenza, affetto e solidarietà.
                      La Marina, madre generosa, li raccolse dalla strada poveri e soli ma li plasmò e li fortificò, restituendoli alla vita
                      uomini forti e capaci.
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