Page 18 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
P. 18
Repubblica e F01ze Armate
sionc, voleva ricordare specificatamcntc la ricorrenza dci sessant'anni della
Repubblica c della Carta Costituzionale. Periodo storico, questo, già in parte
trattato in un nostro precedente convegno. Problemi di carattere tecnico e di
bilancio hanno tuttavia impedito di lasciare Roma, mentre il tema a suo tempo
concordato è rimasto invariato.
Per venire ai contenuti che andremo a trattare, il Convegno intende ripercor-
rere un periodo nel c1uale le Forze Armate hanno riguadagnato gradualmente
credibilità e considerazione, sia in campo nazionale che internazionale. Eppure,
tutti sappiamo come esse uscirono dal secondo conflitto mondiale, che ne aveva
profondamente minato il prestigio c l'immagine.
Come ebbi a suo tempo occasione di affermare di fronte al Presidente
Ciampi, le Forze Armate, considerate colpevoli degli eventi di cui erano state vit-
time, vivevano una situazione estremamente critica di prccarietà cd incertezza.
È stato un lungo cammino in un arco temporale di oltre mezzo secolo, carat-
terizzato da numerose trasformazioni nel contesto internazionale c nella nostra
società, in cui i militari hanno dato prova di saper adeguarsi ai mutamenti, nel
rispetto del dettato costituzionale, c di assumere allo stesso tempo il ruolo di
obbedienti protagonisti nella scena mondiale, in molti differenti teatri operativi
e nella veste di sentinelle della pace c della democrazia.
A conferma di ciò, desidero segnalare che, recentemente, nel convegno inter-
nazionale di studi "La NATO c le nuove sfide per la Forza Militare e la
Diplomazia", svoltosi a Milano presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore ed
organizzato dal qui presente prof. Massimo dc Lconardis, l'editorialista del
Coniere della Sera Franco Venturini ha affermato che i più significativi successi
della politica italiana in campo internazionale nel periodo post-bipolarc sono da
attribuire proprio ai militari.
Sono del parere, peraltro, che non si potrà esaurire in due soli convegni quan-
to accaduto in questi sessant'anni, anche perché gli storici ancora non si sono
del tutto svincolati da un quadro intcrprctativo degli avvenimenti che appare di
tipo prevalentemente ideologico c corporativistico.
Si è in una società in cui la cultura ufficiale e la storiografia sono tuttora anneb-
biate da censure politiche, da tentativi di considerare l'obiettività storica un bece-
ro revisionismo e il solerte ricercatore uno scomodo reazionario. La storia non è
una realtà desiderata o immaginata, ma è c deve rimanere una realtà vissuta.
Ritengo, inoltre, di non dover temere smentita nell'affermare che è possibile
approfondire l'analisi di questo periodo sicuri di non ripeterei, ma nella consa-
pevolezza che sempre qualcosa eli nuovo potremmo aggiungere.
Anche a tale riguardo, non posso terminare questa mia breve introduzione ai
lavori senza fare cenno alle risultanzc derivanti da quanto emerso nel preceden-
18

