Page 23 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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L'EREDITÀ
DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Romain H. Raimro
a fine della seconda guerra mondiale trovò l'Italia in piena crisi e le
Lorigini di tali crisi non possono essere banalmente individuate nell'esi-
to negativo di un impegno militare il <.]uale, iniziato con tronfia sicu-
rezza il 1 O giugno 1940, si era concluso in modo tragico, dopo quasi cinque anni,
con la sconfitta e la resa senza condizioni. Parlare di una "eredità della seconda
guerra mondiale" potrebbe essere evocato in sintesi con "lacrime e sangue", in
un periodo che l'Italia tutta stava vivendo drammaticamente.
Anche il tragico intermezzo della caduta del fascismo con l'eliminazione del col-
pevole Mussolini e con l'illusione della fine di ogni sofferenza, con il motto di "tutti
a casa!" dell'S settembre 1943, si rivelava quale drammatica sceneggiata di un popo-
lo che, alla prima notizia della caduta del regime, aveva fatto scrivere all'autorevole
Corriere della Sera un editoriale che plaudeva alla vicenda: <<l_.'I talla ieri ha sorriso. Chi
è sceso nelle piazze cittadine, chi ha percorso i sobborghi, chi ha attraversato in
treno campagne e province, ha visto questo miracolo: l'Italia sorridere ... ».
Ahimè! era tutta una illusione.
L'amarezza più cruda doveva ancora arrivare. Ed erano apparsi in piena luce,
a conflitto davvero terminato, i traumi profondi di una popolazione uscita con
sofferenze indicibili da una guerra, che aveva coinvolto non solo i lontani fron-
ti di una feroce battaglia, ma lo stesso territorio nazionale, con scontri cruenti,
con bombardamenti generalizzati, con occupazioni sanguinose, con rastrella-
menti generalizzati c con dilaniamento intestino della stessa compagine nazio-
nale, frutto di una vera "t,>uerra civile".
La guerra, che terminava in Europa 1'8 maggio 1 945 alle ore 23, non recava
se non frutti amari in una Italia tutta da reinvcntarc, nella speranza eli una rina-
scita morale, politica ed economica.
Filippo Sacchi ne doveva ricordare, con amarezza, quella che egli definiva «la
pallida pace», scrivendo: «Spunta finalmente la pace sul mondo in rovina. Pallida,
faticosa pace, quasi alba che si leva esitante tra nere caligini. E caligini sono
ancora nel mondo, caligini sono negli occhi delle moltitudini, che hanno veclu-
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