Page 27 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Fotze Armate


         Italie  "ufficiali",  nel  Sud, il vecchio  Regno  d'Italia,  e  nel  Nord, la  Repubblica
         Sociale  Italiana,  pareva  compromettere  l'avvenire  istituzionale  dell'Italia,  in
         quanto i partiti che si  ritrovarono al governo al momento della fine  del conflit-
         to non accettavano né la  prima op7.ione, che avrebbe premiato la Casa Savoia,
         ritenuta non a torto responsabile anche dello scoppio del conflitto, né la scelta
         fascista repubblicana, sconfitta in modo palese dalla lotta di Liberazione condot-
         ta dai partigiani e dai partiti del CLN.
            La "soluzione" democratica repubblicana, raggiunta con il  referendum del  2
         giugno 1946, non risolse del tutto la questione nazionale, sia perché la scelta vin-
         cente aveva apparentemente diviso il Paese, sia perché essa era nata in una situa-
         zione che condizionava anche la vita dei partiti creatisi dopo la Liberazione, par-
         titi che si muovevano con ideologie contrapposte, sullo sfondo di una società che
         stentava a ritrovare  un giusto  equilibrio in  una situazione  economica senz'altro
         precaria, con una ricostruzione economica e industriale ancora tutta da reali7.zare.
            E  a proposito  del  risicato  scarto  tra  i sostenitori  della  Repubblica  e  quelli
         della Monarchia, va osservato che il  favore, quasi vincente, dei sostenitori della
         Casa Savoia, non può essere considerato un elemento definitivamente importan-
         te sul piano politico. Buona parte dei voti "monarchici" si ebbe da parte di colo-
         ro  che  consideravano  l'ipotesi  repubblicana  come  un  salto  nel  buio,  magari
         verso forme osteggiate, quali il comunismo o il socialcomunismo e, quindi, pre-
         feriva  una opzione più tranquilla.  La riprova di  questa interpretazione, che eli-
         mina  ogni dubbio  circa la  non sincerità dell'opzione  monarchica,  si  ebbe poi
         quando, nelle elezioni successive, nessun partito monarchico riuscì a oltrepassa-
         re quote minime di consenso.4 Ma se la questione istituzionale non pose grandi
         problemi,  nel  prosieguo degli  anni,  alla  Repubblica  doveva  toccare il ben più
         grave  e  permanente  problema  della  collocazione  internazionale  dell'Italia.  Il
         quadro internazionale nel quale l'Italia si trovava a muovere era tra i più diffici-
         li:  gli "ex nemici-vincitori-alleati", pur protestando propositi di  cordialità, non
         erano certo teneri nei riguardi del futuro del Paese.
            I rancori erano di molto superiori in intensità nei confronti della constatazio-
         ne  che  l'evoluzione  italiana  non  era  stato  solo  il  frutto  di  una  vittoria  degli
         Alleati, ma anche di una collettiva manifestazione di voler abbattere un regime
         odiato e di voler ripercorrere le  vie di  una ritrovata vita democratica dell'Italia
         p re fascista.
            La cobelligeranza, l'insurrezione antitedesca e antifascista, l'emergere di par-
         titi autenticamente democratici, e i vari solenni impegni degli Alleati, potevano
         offrire garanzia circa la non continuità delle responsabilità di uno Stato aggres-
         sore,  il fascismo,  che  aveva  attaccato  Paesi  vicini  e  nel  quale  il governo  della
         Nuova Italia non si riconosceva certamente.




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