Page 31 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Rep11bblica e F'orze Armate

          denazionalizzazione della regione di  frontiera annessa o  da annettere.
            Infine,  non  va  trascurato  neppure  il  problema  di  tutti  quei  militari  inseriti
          nelle formazioni militari della Repubblica Sociale Italiana, che furono catturati e
          messi  in  campi di  concentramento  in  attesa  di  una  decisione  a  loro  riguardo.
          Quanti furono  non è dato eli  sapere con assoluta precisione:  si  citano cifre ele-
          vate, di alcune decine di migliaia, i quali per lunghi mesi vennero tenuti in segre-
          gazione nei campi di Coltano, della Certosa di Padula; ciò che va ricordato è che
          costoro, successivamente liberati, non mancarono di dare alle autorità di gover-
          no problemi seri  quanto all'ordine pubblico da mantenere ad ogni costo, miti-
          gando per essi le decisioni di epurazione.
            Tutte queste cifre ci possono dare una pallida idea del problema umano. Ma
          un aspetto che ha reso ancora più  crudele questi rientri era l'accusa che a tutti
          questi  connazionali che erano stati  liberati dai  campi eli  concentramento, quali
          ex militi della Repubblica Sociale Italiana, c anche a coloro che rientravano dalle
          più diverse parti del mondo, veniva attribuita l'infamante qualifica e la  colpa di
          essere dci "fascisti" e quindi poco graditi da una popolazione che, tra  socialisti,
          comunisti  e  altri  antifascisti,  mal  sopportava  la  presenza  di  questi  reduci.  Il
          sospetto che costoro continuassero a essere  fascisti,  pronti magari a dare man
          forte, nelle  future  elezioni, ai  partiti di  destra o ai gruppi neo-fascisti, alimenta-
          va  una  riserva  sfociata  in  molti  casi  in  un  vero  e  proprio  sabotaggio.  Queste
          situazioni vanno ricordate, anche  se  dolorose, perché esse spiegano anche una
          certa reticenza, o meglio una evidente poca generosità da parte del governo, dei
          partiti  e  persino  dell'opinione  pubblica,  nell'accettare  e  nell'assistere  questi
          "nuovi venuti" così poco graditi.
            Problematica  fu,  complessivamente,  la  risposta  delle  autorità  italiane  di
          governo di fronte alle dimensioni di questi problemi umani. Alcuni pochi decre-
          ti diedero, per pochi mesi, un modesto sussidio ai rimpatriati, altri  ne  facilitaro-
          no l'accesso a certe funzioni nell'apparato statale (insegnamento, poste, ferrovie,
          privative di  sale e tabacchi), altri ancora ne aiutarono il  collocamento con finan-
          ziamenti per l'edilizia collettiva, altri diedero in gestione a comunità di  profughi
          strutture e locali statali dismessi, quali  caserme, depositi  militari e sedi  di  orga-
          nizzazioni  dell'ex  partito  nazionale  fascista.  Ma  tutte  (JUeste  disparate  misure
          non  risolsero  il  problema  nel  suo  insieme  e  questa  umanità  allo  sbando  non
          doveva  trovare, se  non col  tempo, almeno  un decennio, e con propri  sacrifici,
          una nuova decorosa riabilitazione nel tessuto connettivo della nazione ritrovata.
            Il  problema umano, come si  vede da questo  rapido  e  sintetico sguardo, era
         gravissimo, ma ciò che pareva essere un ostacolo quasi insormontabilc, un vero
          macigno  sulla  strada  della  ricostruzione  era  la  crisi  "tra" gli  italiani,  cioè  quel
         profondo  fossato  politico  che divideva  l'Italia.  Una parte della  popolazione  si





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