Page 32 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Romain H.  1V!inero


           trovava a non avere con l'altra se  non motivi  di  rancore, di odio e di  vendetta.
           In una  simile  situazione  ogni idea  di  coesistenza  o  di  "riconciliazione" pareva
           condannata al  fallimento.
              Basterà,  per  convincersi  di  questa  realtà,  esaminare  i  risultati  dell'azione
           repressiva  della  polizia  c  dei  carabinieri per la  lotta  contro il "paese  armato",
           minaccioso elemento  nella  polemica politica,  specialmente comunista. Si  tratta
           di un elemento un poco trascurato dagli  storici della  ricostruzione, ma esso ha
           invero una sua intrinseca importanza.
              Basterà, per averne  le  dimensioni concrete, ricordare che,  nel  periodo tra il
           1946  c  il  1953,  furono  sequestrate  ai  privati,  da  polizia  e  carabinieri,  ingenti
           quantità  eli  armi  e  cioè:  173  cannoni,  719  mortai,  35mila  fucili  mitragliatori,
           37mila pistole e rivoltelle, 250mila bombe a mano, alcuni milioni di proiettili dci
           più vari calibri e ben 309 radio trasmittenti.
              Il rischio di disordini violenti o addirittura di rivoluzione era dunque reale. E
           quindi la ricostruzione morale del Paese doveva passare anche attraverso queste
           vie del disarmo di molte delle parti politiche in gioco.
              Ma  era la  ricostruzione  materiale che doveva diventare l'ossessione dei  vari
           governi; in  una situazione economica disastrosa, con bilanci impensabili c con
           entrate tra le più incerte, i vari governi dovettero dibattersi in una marca eli  pro-
           blemi  che  la  situazione  europea  e  mondiale  non  poteva  considerare  neppure
           eccezionale, anche perché la guerra e i suoi disastri avevano prodotto sconquas-
           si più o meno uguali un po' dovunque nel mondo. Il  caso italiano, pur gravissi-
           mo, non era, ahimè!, isolato.
              Dando uno sguardo, anche rapido, alle distruzioni materiali alle quali il gover-
           no italiano doveva porre rimedio nei più brevi tempi possibili, ci si può rendere
           conto degli enormi problemi che la ricostruzione dell'Italia doveva affrontare e
           risolvere.
              Il  problema  dei  problemi  era  quello  legato  alle  vie  eli  comunicazione,  che
           diventavano  la  premessa  a  ogni  sviluppo  economico.  Alla  fine  della  guerra,
           quando  finalmente  l'Italia  poté  fermarsi  a  considerare le  ferite  subite,  furono
           subito chiare le  enormi dimensioni del danno.
              Molta parte del patrimonio delle comunicazioni era stato gravemente colpi-
           to: strade c ferrovie, binari, locomotori c ponti, le struttlll'e industriali, ecc. Quasi
           tutto era da ricosttuirc.  Sul piano del mezzo più importante delle comunicazio-
           ni, la  ferrovia, le cifre sono impressionanti.
              Bastano alcuni dati  percentuali delle distruzioni subite, per avere  un quadro
           drammatico della situazione: la tabella seguente rappresenta, per alcune impor-
           tanti  voci,  la  quantità  danneggiata  c  inutilizzabilc  rispetto  alla  consistenza  di
           prima della guerra.




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