Page 29 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Fmze Armate
Anche sul piano umano, la situazione si presentava di una gravità eccezionale
con un bilancio che, nelle sue varie "voci" negative, coinvolgeva una popolazione
della quale, molto spesso, troppo spesso, non si è parlato nelle varie storie finora
pubblicate. Questo spaventoso conteggio annoverava oltre 450mila italiani morti
civili e militari, tra morti e dispersi nei molti bombardamenti e negli infiniti scon-
tri nella guerra generale e nella lunga guerra nella penisola e nella contemporanea
guerra civile. In questo contesto il numero, che comprendeva il corteo delle vedo-
ve e degli orfani sparsi nelle varie regioni italiane, appariva tutto da calcolare.
A queste prime cifre deve essere aggiunto, quale risultato di un problema irri-
solto, il numero dei reduci connesso al ritorno dei prigionieri di guerra dalle
varie località di detenzione. Dal novembre 1944 al febbraio 1947, questi reduci
affluirono in Italia in quantità enorme: furono 1.335.710 i militari che rimpatria-
rono dai più vari orizzonti, quali prigionieri di guerra, deportati o internati mili-
tari. La loro qualifica e la loro provenienza non hanno molta importanza; ha
importanza il problema del loro reinserimento in una patria che essi, dopo lun-
ghi anni di prigionia, non riconoscevano neppure più e che li accoglieva in spar-
tani campi di raccolta, luoghi di prima accoglienza e spesso negli ospedali, sem-
pre in una situazione di estrema indigenza.
La sorte di questi ex militari che tornavano, debilitati nel corpo c nell'anima,
non poteva non coinvolgere le autorità eli governo, per assisterli con provvedi-
menti di emergenza, in vista di un loro difficile reinserimento nel corpo di una
nazione "nuova", dove i riferimenti antichi erano tutti caduti e dove tutto era da
rifare. Problema umano gravissimo per questi uomini, ma questo problema
umano non era certo l'unico.
Infatti, i problemi connessi ai rimpatri non si limitavano a questi ex militari,
ma coinvolgevano anche un elevato numero di altri italiani non militari, preva-
lentemente vecchi, donne e bambini, da rimpatriare, cioè di coloro che tornava-
no dalle ex colonie italiane, diventate ormai per loro terre inospitali, spesso
espulsi dalle nuove autorità locali. Su costoro pesava, da parte dei nuovi Stati
indipendenti, che stavano per nascere da <-Jueste ex colonie, l'accusa di essere
stati funzionari o comunque elementi collegati con l'odiato regime coloniale
fascista e, pertanto, la loro presenza era diventata né sicura, né gradita.
A questo esodo sono collegate cifre importanti che vanno ricordate: com-
plessivamente si trattava di più di 420mila italiani, tra reduci dalle colonie italia-
ne già comprese nell'Africa Orientale Italiana, cioè dall'Eritrea (80mila),
dall'Etiopia (148mila) e dalla Somalia (ottomila), e dalla colonia della Libia
(180mila). Dal vice reame dell'Albania, dal Dodecanneso e persino dalla lonta-
na concessione italiana in Cina, Tien Tsin, alcune altre migliaia eli italiani furono
costrette a fuggire.
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