Page 26 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Romain H. Rainero
mezzi di distruzione in caso di guerra, egli deprecava che il cosiddetto diritto
bellico aveva avuto da parte di taluni delle definizioni «o meglio delle invenzio-
ni di principi più o meno assurdi e rivoltanti dove si cercherebbe invano una
qualsiasi base morale» per giustificarlo.
Secondo questo "studioso" e di molti altri, il codice del diritto bellico mire-
rebbe «a rendere legittimi i crimini che, in altre circostanze, sono oggetto di una-
nimi condanne». E naturalmente nel caso di guerre, la popolazione civile, cioè
gli individui e i beni che appartengono a costoro non avrebbero potuto, da una
parte come dall'altra, essere oggetto di violenza o di rapina o di distruzione. E
quanto ai bombardamenti, ritenuti completamente incivili se effettuati contro
città inermi e contro i suoi abitanti, la loro condanna sul piano morale si accom-
pagnava anche alla loro constatata inutilità sul piano stmtegico e militare che
appariva, fin da allora, palese e dimostrata.3
Purtroppo il caso specifico italiano non era sfuggito a questa "logica" della
guerra totale e le conseguenze si erano rapidamente appalesate drammatiche.
Nel caso dell'Italia la situazione non era solo tragica, ma pareva persino senza
sbocchi possibili: la sfida era gigantesca per le stesse condizioni nelle quali la
nazione si era venuta a trovare per molteplici cause.
A questo punto si potrebbe parlare, per gli uomini politici italiani del dopoguer-
ra, di una "fùosofia" della ricostruzione che potrebbe abbracciare l'intera gamma
dei problemi da risolvere, a patto di considerare l'impresa di valeria narrare un
compito difficile, ma pur possibile, e di voler realizzare un'iniziativa che non può
mirare a descrivere compiutamente e minuziosamente la situazione, bensì a evocar-
ne i tratti maggiori, che già sono molti
La vastità e il numero dei problemi da evocare sono elementi che ogni storia del
periodo dovrebbe ricordare con minuzia, poiché la gravità della vita nazionale dei
primi anni di questo secondo dopoguerra appare enorme, anche perché le testimo-
nianze sono molte, i documenti attendibili sono pochi e le versioni, tutte partigia-
ne, sono contraddittorie.
Innanzitutto, va ricordato il quadro internazionale nel quale questa "Nuova
Italia" si era venuta a trovare; qui le definizioni che le potenze vincitrici davano
allo Stato italiano erano molte e contrastanti: nemico, aggressore, sconfitto con
una resa senza condizioni, cobelligerante, alleato, ex nemico. Ad ognuna di que-
ste definizioni corrispondeva un trattamento internazionale auspicato e quindi
una situazione diplomatica differente, con una sovranità che era, agli inizi, limi-
tata dagli armistizi del 3 e del 29 settembre 1943, alle zone "liberate" del Sud,
non comprese nelle vicinan:r.e del fronte e, successivamente, condizionata, nel
tempo lungo, dal trattato di pace di Parigi dellO febbraio 1947.
La fuga del sovrano Vittorio Emanuele III e la successiva nascita di ben due
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