Page 28 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Romain H.  Rainero

              Eppure,  finita  la  guerra,  i rancori  e gli  autoritarismi  dei vincitori misero in
           disparte questa Nuova Italia e tennero collettivamente a punire l'Italia uscita dal
           conflitto. Tutto fu  deciso senza tener conto di queste nuove realtà, né l'emerge-
           re delle forze di governo della penisola su basi antifasciste e democratiche indus-
           se nessuna delle potenze vincitrici ad avviare con queste forze un dialogo di rin-
           novamento. Tutti  preferirono rifarsi alla  dichiarazione  di  guerra del  1 O giugno
           1940 e alla "resa senza condizioni" del 3 settembre 1943. Nelle capitali alleate,
           la  sorte dell'Italia si  decideva senza farne  partecipare i legittimi delegati. Ben lo
           scrisse il rappresentante italiano a Londra, Nicolò Carandini, che, isolato e sgo-
           mento, non partecipava alle discussioni sul futuro dell'Italia:
                      <<Guardo  dalle jìnestre il Tamigi che  scorre 111aestoso.  Un piroscqfo
                   passa lentamente.  I palazzi di faccia,  lontam~ mi ricordano  Venezia.
                    Senso di malinconia.  Ho parlato qui fm pochi uomini lJOienterosi e com-
                   prensivi.  Intanto le Camere (inglesi) siedono e decidono e i big three sono
                    radunati,  Dio sa in che parte d'Europa,  e sojmulecidono.  E  noi siamo
                    assenti da tutto.  Solo chi sta quipttò conoscere e lJaltttare pienamente la
                    nostra tragedia.  Nessttn italiano sa più di me quanto l'Italia non esista
                   più. Andiamo avanti...>>.s
              Il  trattato  di  pace,  documento iniquo elaborato dai vincitori e  firmato  il 1 O
           febbraio 1947 a Parigi, non migliorava la situazione, ma ebbe il vantaggio di poter
           voltar pagina e dalla tragedia vt;nir fuori con propositi di sopravvivenza naziona-
           le, malgrado le imposizioni dei vincitori. Firmare la pace era la necessità assoluta
           per chiudere la partita con la guerra e poter affrontare la ricostruzione.
              Ne  sottolineava  gli  aspetti  utili  un  uomo  politico  importante,  Randolfo
           Pacciardi, che,  contro le  tesi  di  rifiuto sostenute anche da uomini illustri,  quali
           Benedetto Croce, non nutriva dubbi sulla necessità della firma:
                      «Quando si ha la responsabilità del destù1o di 1111 popolo che vuoi vive-
                    re,  che ha dùitto di !Jivere,  e che non vuole s11icid(//:ri, il doiJere è un altro ... >>.
              Bisognava  uscire  da  questo  tunnel  senza  sbocchi,  alla  luce  della  situazione
           dell'Italia profonda:
                       «Non abbiamo pane per tutti.  Non abbiamo cadJone.  Non abbia-
                    mo ferro.  Non abbiamo rame.  Non abbiamo ti.rerve mtree.  E  abbiamo
                    in casa un esercito d'occupazione,  neri e marocchini compresi.  Una gran
                   parte dellajJopolazione vive di npieghi.  Non abbiamo ttn letto per tutti.
                    I nostti focolati sono spenti. Il nostro mare è deserto.  ]_.e nostre coste sono
                    in difese e dese1te ... >>. c.
              Non  si  tratta  di  una  descrizione  paradossalmente  apocalittica;  si  tratta  del
           ritratto di una situazione nazionale che le  puntuali analisi confermano.




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