Page 30 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
P. 30

Romain H.  Rainero


             Vanno anche ricordate, in questo triste conteggio, alcune migliaia di rimpatri, che
          erano formati da coloro che, nel rifiuto del regime fascista, avevano scelto l'emigra-
          zione. E questi "fuoriusciti" non ebbero soltanto nomi illustri, quali Sandra Pettini,
          Carlo  Sforza,  Palmiro  Togliatti,  Pietro  Nenni,  Vello  Spano,  Randolfo  Pacciardi,
          Maurizio Valenzi, tanto per citarne alcuni, ma ignoti oppositori antifascisti che dalle
          loro  regioni  di  rifugio  Qa  Francia, la  Svizzera, gli  Stati  Uniti, la  Gran Bretagna, la
          Tunisia o l'URSS) tornarono carichi dei loro problemi di rimpatrio e di uno sperato
          reinserimento in un Paese ormai irriconoscibile, o quasi.  E  ad  essi vanno aggiunte
          altre vittime della guerra, cioè tutti coloro, ebrei e non ebrei, che dai campi di stermi-
          nio del nazismo erano sopravvissuti e che la patria accoglieva in meste condizioni.
             L'emorragia di queste presenze italiane  non ebbe per teatro  solo  territori e
          colonie italiane, ma anche altri territori stranieri nei quali la presenza italiana non
          era più accettata.
             Dalla  Grecia  e dall'Europa danubiana, la  situazione si  ripeté.  Dalla Francia
          ritornarono in patria 70mila italiani  nella  fase  finale  del  conflitto.  Lo stesso  si
          verificò dalla Tunisia, dove il rivendicazionismo fascista aveva coinvolta la mag-
          gior parte della colonia italiana e lo stesso si può dire dell'Algeria e del Marocco.
          Complessivamente,  i  civili  italiani  provenienti  dall'Africa  del  Nord  francese
          furono circa 130mila, ai quali si aggiunsero altri profughi da altri territori man-
          datari o coloniali francesi  (Siria, Libano, AEF, AOF). Anche dall'Egitto i profu-
          ghi  furono  numerosi,  circa 40mila,  e  anche  da  molte  colonie  inglesi.  A  tutti
          costoro le autorità italiane non poterono offrire granché e il loro rientro in patria
          assunse ben presto gli aspetti drammatici eli un impossibile reinserimento.
             Ma  questo  aspetto  umano  dei  problemi  dell'Italia  del  dopoguerra  non  si
           fermò a queste crisi. Non si possono infatti dimenticare le sorti degli oltre 4mila
           bambini che, agli inizi della guerra, ai  primi eli  giugno  1940, il governo fascista
          coloniale di Italo Balbo aveva fatto rimpatriare dalla Libia e che, dopo la fine del
           regime  fascista,  si  trovarono abbandonati dalle strutture del partito che, in ori-
          gine, li  assistevano, strutture che si dissolsero  dopo il  25  luglio, lasciando tutti
           costoro in balia del caso e della ventura. La sorte definitiva di questi "bambini
          della Quarta Sponda" non è nota, essa rimane tuttora avvolta nel mistero della
          morte, della dispersione e dello sbandamento.
             Un altro caso, ancor più grave per l'elevato numero delle sue vittime, si veri-
           ficò assai presto in Jugoslavia per le repressioni an ti-italiane, specialmente nelle
           zone occupate o cedute con il trattato di pace, dove si registrò la fuga di 270mila
           italiani (o di 350mila, secondo altre stime), alla ricerca di un sicuro asilo in patria.
      -~   Iniziato con il pauroso fenomeno della "caccia all'italiano" nelle zone rivendica-
      ·~   te da Belgrado, le  tragiche vicende delle "foibe" (con circa 4 o  Smila morti)  ne
      8    dovevano accelerare la fuga la quale, oltre tutto, favoriva il disegno jugoslavo eli




                                  --  30
   25   26   27   28   29   30   31   32   33   34   35