Page 25 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e For{_e Armate
certo, la precaria situazione non lasdava molto spazio alle speranze, ma anche rin-
novare nella ricostruzione dando agli italiani, non solamente una patria nuova, ma
una patria più giusta, più generosa e più attenta ai bisogni dei suoi figli tutti.
Sul piano materiale, la ricostruzione voleva dire ricomporre le strutture distrut-
te dai campi di battaglia che, dalla Sicilia al Nord, aveva trasformato il Paese in un
vasto cimitero di case, ponti, strade, ferrovie e ospedali. Quasi nessuna regione era
stata risparmiata dalla furia della lotta e dai bombardamenti. Questi, peraltro, non
erano stati solo conseguenze del fronte dove gli opposti eserciti si erano combat-
tuti, ma anche retaggio degli accaniti bombardamenti anglo-americani delle retro-
vie senza distinzione alcuna tra obiettivi civili o militari. E dove la guerra degli
eserciti non era arrivata e i bombardamenti non erano avvenuti, la guerra intesti-
na, dei partigiani e dei fascisti repubblicani, aveva fatto il resto.
Possiamo quindi ribadire che la guerra non aveva risparmiato nessun luogo
del fronte e delle retrovie anche lontane. La guerra "totale" aveva fatto strage
dell'intera Italia con violenza e crudeltà. Riguardo a queste "crudeltà" del con-
flitto, ci sembra interessante anche citare quanto un classico studioso della
"guerra", cioè Carl Von Clausewitz, aveva precisato causticamente più di un
secolo prima, all'inizio del suo trattato più famoso:
<<Ora gli animi filantropici possono facilmente pensare che ci sia un
modo peifezionato di disarmare e di abbattere il nemico senza causargli
troppe ferite e che questa appunto sia la vera meta dell'arte della guerra.
Per quanto faccia un bell'iffetto, bisogna distruggere questo errore, perché
in cose rischiose come la guerra, gli errori che provengono dal buon cuore,
sono proprio i peggiori ... Chi si vale della forza senza riguardo, senza
tisparmio di sangue, deve ottenere il sopravvento se l'avversario non fa
altrettanto ... Non si potrebbe introdurre nella .ftlosf!Jìa della guerra un
principio di moderazione senza commettere una assurdità ... La scoperta
della polvere, il sempre maggiore peifezionamento delle atmi da fuoco,
mostrano già a stif.!icienifl che la tendenza all'annientamento del nemico,
insita nel concetto di guerra, non è stata in alcun modo turbata dal cre-
scere della civiltà. Ripetiamo dunque la nostra definizione: la guerra è un
atto di forza e non c'è nessun limite nell'uso di questa ... >>.z
E di questi atti di forza, la campagna d'Italia che, per lunghi mesi, si era tra-
scinata lungo la penisola, appare densa di esempi, e nella guerra pubblica o pri-
vata, aveva dato mille occasioni di manifestarsi. È pur vero che da sempre le pro-
teste per queste violazioni del diritto alla vita si sono manifestate, peraltro senza
alcun esito positivo. L'ira di un generale francese, nel lontano 1872, a proposito
di ciò che qualcuno chiamava il "Diritto bellico", ci appare significativo ricorda-
re. In netta opposizione a quanti sostenevano la liceità del ricorso agli estremi
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