Page 24 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Rnmaùt H.  Rainero


           to i cupi vortici  delle  esplosioni  e  il  fumo  degli  incendi divorare le  loro case:
           milioni di esseri umani  che la guerra ha strappato alla  famiglia,  al  paese natio,
           all'operoso lavoro, per mandarli erranti al  di  là dei confini e al di là dei mari, a
           uccidere e a essere uccisi, a opprimere e a servire, a combattere rintanati come
           bestie nel fango,  o  a marcire,  nell'inerzia e nella  fame,  dietro i reticolati di un
           campo. Ritornano ora a poco a poco, i dispersi ...  Che fare?».t
              Per gli italiani, il panorama delle rovine ancora fumanti non poteva non par-
           lare  di  morte, e pet·sino  della  "morte" di  quella  patria che, a  stento, qualcuno
           agognava ancora di ritrovare. E a questo punto appare difficile, se non impossi-
           bile parlare di una "eredità" della seconda guerra mondiale, se non nei termini
           drammatici di una vicenda fallimentare ancora non conclusa che, in tutti i setto-
           ri  della  nazione,  recava  le  stimmate  di  uno  sconvolgimento  epocale  per  una
           nazione ancora giovane alle prese con problemi giganteschi connessi al proprio
           futuro.
              Tutto era stato sconvolto: l'ordine istituzionale, il  riferimento ideologico, le
           strutture dello Stato, le  stesse Fon:e Armate, l'economia, l'industria, gli  uomini
           e le  donne. La crisi bellica dell'intera penisola non aveva salvato nessuno degli
           elementi fondamentali della vita nazionale: tutto era stato sconvolto.
              Al momento della Liberazione, l'Italia non poteva trovarsi in situazione peggio-
           re, ma, per meglio capire da quale abisso l'Italia di oggi proviene, converrà ricorda-
           re come si presentava il panorama del Paese all'indomani della fme delle ostilità.
              Solo rimaneva il  coraggio di  molti  e la volontà di tutti per ricostruire dalle
           fondamenta un Paese che tutto aveva  messo in gioco e tutto aveva perduto. Il
           discorso  pertanto va  diviso,  diplomaticamente,  economicamente,  socialmente,
           moralmente ed istituzionalmente: ecco gli aspetti che l'Italia, finalmente in pace,
           ereditava dalla seconda guerra mondiale.
              Sarebbe tuttavia ingiusto e antistorico non ricordare che, pur in questo mara-
           sma, il Paese poté contare su personaggi di estremo valore, su "uomini nuovi" i
           quali, nella loro attività politica, profusero le loro indubbie intelligenze ed ante-
           posero sempre il bene collettivo alla  propria affermazione elettoralistica o per-
           sonale. Sono nomi eli uomini che erano destinati a dominare per un lungo perio-
           do la storia di questa "Nuova Italia", con le loro scelte talvolta drammatiche, ma
           sempre  felici.  Sono gli  Alcide  De  Gasperi,  i  Carlo  Sforza,  i  Pietro  Nenni,  i
           Ferruccio Parri e molti altri, che si  accinsero all'edificazione di un nuovo Stato
           sulle ceneri del vecchio, ma senza dimenticare anche gli "oppositori", e special-
           mente  Palmiro  Togliatti,  per le  necessarie  e  fondamentali  innovazioni  sociali,
           politiche e ideologiche che si imponevano all'Italia in un momento in cui l'inte-
           ro suo destino come nazione sovrana era posto in gioco.
              Ricostruire era diventata la parola d'ordine, che dominava ogni decisione e, di





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