Page 34 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Romain H. Rainero
lati. La situazione parve persino ridicola: in una strada principale erano spariti
25 chilometri di fili e ben 150 pali senza lasciare traccia. E la lista di questi danni
potrebbe continuare a lungo.s
Le cifre qui riportate danno ampia conferma dallo stato generale della situa-
zione materiale dell'Italia sul piano di vari settori, ma questi dati andrebbero
allargati a quelli che si riferiscono alle strutture industriali, ai porti e alle abita-
zioni, le cui distruzioni erano state largamente l'obiettivo dei molti bombarda-
menti alleati e delle distruzioni che l'avanzarsi del fronte della battaglia della
"campagna d'Italia" aveva provocato dalla Sicilia alla pianura padana. Le autori-
tà di governo insistevano sulla priorità assoluta di questa ricostruzione materia-
le poiché la si riteneva, a giusta ragione, l'indispensabile volano per il comples-
sivo sviluppo dell'Italia, e quindi per l'intero futuro benessere degli italiani tutti.
Era indubbio che senza la ricostruzione delle vie di comunicazione, senza lo svi-
luppo delle varie industrie e senza il recupero dell'equilibrio del bilancio, com-
pensando con entrate e prestiti internazionali una situazione gravemente defici-
taria, l'intero progetto della ricostruzione minacciava di crollare.
Non vanno peraltro dimenticati gli aspetti negativi che l'insieme delle scelte
"inevitabili" da parte del governo ebbero sulle condizioni di vita o, meglio, di
sopravvivenza, sulla classe operaia e in genere sulla popolazione dei meno
abbienti. Questi clementi, delle sofferenze di costoro, sono un capitolo che va
evocato, tanto per non restare nel vuoto clima celebrativo, che spesso ha regna-
to a proposito di quegli anni di vita dura per la maggioranza della popolazione
coinvolta, direi persino vittima, delle scelte prioritarie della ricostruzione. «La
forte spinta rivendicativa che si era espressa nelle fabbriche, come componente
organica del movimento di resistenza e, in particolare, nei grandi scioperi del
1943-1944 in risposta all'intollerabile peggioramento delle condizioni di vita in
una prospettiva di radicale rovesciamento dci rapporti economici e politici, era
destinata ad arenarsi e dissolversi nelle secche della ricostruzione e delle scelte di
politica economica prevalse nell'immediato post-liberazione». 9 Con gli indici dci
prezzi che già nel 1943 erano raddoppiati c che, duplicati l'anno dopo, diedero
luogo negli anni successivi acl una vera inflazione, la situazione generale degli
operai era andata rapidamente deteriorandosi. Pertanto il privilegiare le necessità
della ricostruzione si dovette fare anche sulle sofferenze e sulle privazioni dell'in-
tera classe operaia. E ciò senza che si possa ancora parlare di una speranza in quel
"miracolo economico" che doveva, solo molti anni dopo, manifestarsi.
Esisteva anche un grave problema internazionale: l'Italia con la "resa incon-
dizionata" non possedeva più proprie competenze in materia di politica estera.
Come Stato debellato, doveva fare passare attraverso le vie diplomatiche dei suoi
vincitori ogni relazione con Stati esteri; gli era negata, secondo il diritto interna-
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