Page 39 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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FORZE ARMATE E PARTITI POLITICI
                   DALLA RESISTENZA ALLA REPUBBLICA




                                       Raimondo Luraghi



                     a un punto di vista storico, ove è sempre indispensabile ricercare le
            D  radici dei problemi, sembra opportuno risalire, sia pure brevemen-
                     te,  ai  rapporti tra le  Forze Armate italiane  ed il  Partito Nazionale
          Fascista, per lo meno per quanto si riferisce agli ultimi tempi del cosìddetto "regi-
          me"; ciò perché fu indubbiamente quella la prima volta nella nostra storia recen-
          te in  cui il mondo italiano delle armi  (in  senso lato)  dovette preoccuparsi delle
          difficili e complicate relazioni con una forza politica, la quale, nonostante la sua
          fortissima tendenza ad intromettersi in numerosi modi nella vita delle istituzioni
          militari, era però del tutto estranea ad esse e considerata dai "tecnici" militari con
          un notevole senso di irritazione e con una sorta di sopportazione, sovente assai
          scarsa.  Ligie  alla  tradizione  piemontese, le  Forze Armate del Regno  d'Italia  si
          erano sempre astenute da qualsiasi  intervento - e,  meno che  mai,  da qualsiasi
          intromissione- nella vita politica del Paese. In altre parole, le Forze Armate ita-
          liane  non  conobbero  mai  né  colpi  di  stato,  né  "pronunciamientos"; esse non
          ebbero mai generali tipo Boulanger, Franco o Salan.  Fedeli al  Re, si  limitavano
          ad eseguire le direttive politiche date dal governo.
             Era quindi inevitabile che, quando il governo dello stato si identificò con un
          "regime"  ed  il  primo  ministro  fu  e  volle  essere,  anzitutto,  un  capopartito e  si
          instaurò quella che si volle chiamare la "diarchia",' le Forze Armate si  trovasse-
          ro  per la  prima volta di  fronte  all'esigenza di  "servire due padroni"; il  che,  di
          fatto,  finì  per essere risolto mediante una serie di compromessi (i  quali talvolta,
          per lo più negli  alti gradi dato il  loro maggiore contatto con i capi del regime,
          finirono  più  o  meno  forzatamente  per configurarsi come compromessi con la
          propria coscienza).  In genere la  "soluzione" fu,  salva la  fedeltà  al  re,  quella  di
          vedere in Mussolini il capo del governo cui si doveva obbedienza e non il "duce
          del fascismo", ossia il capo di un regime arbitrario.
             Animati in genere da spirito conservatore, gli alti gradi delle  Forze Armate
          credettero, più o  meno in buona fede,  alla possibilità pratica di un tale "distin-
          guo"; furono essi ad opporsi strenuamente ad ogni ingerenza di gerarchi o diri-



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