Page 43 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Fotze Armate
do per il presente un solo obiettivo: contribuire alla cacciata dei tedeschi dal
suolo della Patria e alla disfatta dei traditori e dei collaborazionisti.
Purtroppo, almeno inizialmente, i partiti non furono all'altezza di tale esigen-
za: e non certo per pochezza intellettuale, ma per precise ragioni storiche che
erano difficili da superare e di cui si cercherà qui di tracciare un breve quadro. Il
motivo fondamentale di simile atteggiamento era in primissimo luogo la gene-
rale ostilità contro l'istituto monarchico; e, anche da parte di quei gruppi politi-
ci che non erano di orientamento repubblicano, contro la persona del re,
Vittorio Emanuele III. Le ragioni ne erano chiare: le colpe del sovrano erano
gravissime e non appare qui il caso di soffermarsi su di esse; basterebbe citare
l'aver apposto la propria firma alle famigerate leggi razziali o alle dichiarazioni
di guerra fasciste.
I partiti erano quindi portati a negare qualsiasi collaborazione ad ogni istitu-
to legato comunque alla monarchia e quindi, in primissimo luogo, alle Forze
Armate. Non si voleva vedere che non si trattava, per queste, di un episodio di
"voltagabbana", ma che la schiacciante massa degli uomini in uniforme era data
da giovani, i quali magari in un primo tempo avevano forse anche accettato la
politica fascista ed in essa creduto; ma ai quali la terribile esperienza della guer-
ra aveva aperto gli occhi, spingendoli non solo alla rivolta contro il fascismo ed
i suoi padroni tedeschi, ma facendo loro comprendere che il solo modo per libe-
rare la Patria era di impugnare le armi contro l'invasore ed i suoi collaborazioni-
sti: lo avevano già fatto ed avevano anche cominciato a versare il proprio san-
gue, e non in piccola misura.
Se analizziamo più da vicino l'atteggiamento dei partiti nei confronti delle
Forze Armate, vedremo che i gruppi della Destra, generalmente monarchici, i
quali trovavano il proprio corifeo in Benedetto Croce, non intendevano mini-
mamente collaborare con il re, di cui anzi chiedevano a gran voce l'abdicazione,
in realtà perché persuasi che fosse questo l'unico metodo per salvare l'istituto
monarchico.9 I cattolici erano tendenzialmente di simpatie repubblicane: ma per
il momento rimanevano, per così dire, in attesa degli sviluppi. I due partiti più
dinamici e combattivi, quelli che maggiormente potevano influenzare l'orienta-
mento del fronte antifascista, erano senz'altro il Partito comunista e il Partito
d'Azione, ai quali, sostanzialmente, si affiancavano i socialisti.
Essi erano indubbiamente risoluti a combattere; nella zona occupata aveva-
no già inviato i loro uomini a raggiungere le nascenti formazioni partigiane; in
qualche caso, loro esponenti politici quali gli avvocati Tancredi Galimberti e
Dante Livio Bianco del Partito d'Azione, ne avevano addirittura preso l'iniziati-
va.10 Del resto, i cosiddetti "azionisti" avevano un'eccellente tradizione militare:
nel 1914 - 15 essi avevano dato un validissimo contributo all'interventismo demo-
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