Page 44 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Raimondo Lumghi
cratico (nelle cui file aveva militato allora lo stesso Mussolini) e tra i loro attuali
capi si distint,>uevano uomini che nelle trincee del primo conflitto mondiale ave-
vano valorosamente combattuto, meritandosi numerose decorazioni al valore,
come Ferruccio Pani o Emilio Lussu. 11 Nella Guerra civile spagnola, quando
ancora Stalin si riservava di decidere se intervenire o no in favore della
Repubblica, il loro leader spirituale, Carlo Rosselli, era accorso volontario, bat-
tendosi e rimanendo ferito sul fronte dell'Aragona.l2
Era viva quindi fra gli uomini del Partito d'Azione la tradizione della lotta
armata. Ma tutto finiva qui. Il repubblicanesimo degli "azionisti" era aggressivo
cd implacabile; la loro ostilità nei confronti della Forze Armate "regie", totale:
al punto che uomini politici, i quali raggiunsero poi una elevata notorietà e che
si richiamavano al Partito d'Azione conducevano in l tali a meridionale una vio-
lenta ed aggressiva propaganda, la quale toccava i limiti del disfattismo, contro
quei soldati che cercavano di mettere insieme un po' di forze per impegnarle sul
fronte contro i nazifascisti."
Diversa era la situazione del Partito comunista: cd essa richiede un discorso
assai più complesso. NcH'cstrcma sinistra italiana, ben prima che il Partito comu-
nista d'Italia venisse fondato a Livorno nel 1921, esisteva profondamente radi-
cata una tradizione "pacifista" c disfattista, la <.]uale trovava certamente le sue
ragioni nella politica guerrafondaia dovuta prevalentemente a Crispi, cui era
stato costretto un Paese arretrato c povero che, come ebbe a dire Gramsci, dalle
classi dirigenti di allora era governato «senza complimenti, come una colonia
africana». L'uso stolto, c talvolta addirittura criminale, della truppa (e non solo
al tempo eli Bava Bcccaris) per reprimere nel sangue gli scioperi e le stesse mani-
festazioni delle misere plebi italiane aveva contribuito a radicare nei ceti popo-
lari un rancore profondo contro ogni c qualsiasi istituzione militare.
Purtroppo tale rancore era mal posto c sbagliato: cd avrebbe avuto, proprio
per i ceti più modesti, gravissime conseguenze. Frutto di simile stato d'animo fu
l'atteggiamento sciat,rurato assunto da gran parte delle masse del popolo contro
i combattenti nel primo dopoguerra, che si estrinsecava in manifestazioni di ran-
core, di spregio c di ostilità spesso violenta contro chiunque indossasse un'uni-
forme o avesse combattuto. Per cui in quegli anni tragici avveniva, per esempio,
che le donne socialiste c in genere dell'estrema sinistra solcssero cantare canzo-
ni come «prendi il fucile c gettalo giù per terra» (sul tono di «prendi il fucile c
parti per la frontiera»), suscitando incidentalmente le ire eli Lcnin, il quale inci-
tava a prendere, sì, il fucile: ma a farne uso per la rivoluzione.
" Ma il disfattismo c l'antimilitarismo delle estreme sinistre erano tali che,
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·§ quando un gruppo di ex combattenti, i quali avevano visto chiaramente il peri-
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u colo terribile rappresentato dal fascismo per le classi popolari, dettero vita al
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