Page 46 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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RaiJJJondo Luraghi

           te chiamato "badogliano". Era fuori di dubbio che ciò voleva anche dire passa-
           re  (almeno temporaneamente, o così si sperava)  un colpo di spugna sull'opera-
           to di uomini ed istituti, i quali altro non cercavano che di mimetizzarsi e di rifar-
           si  una credibilità e di  cui alcuni erano persino vecchi  arnesi del  fascismo:  e ciò
           era vero anche per taluni "alti papaveri" delle  Forze Armate; ma era altrettanto
           vero che la schiacciante maggioranza dei combattenti, per lo più giovani, acl altro
           non anelava che al superamento o per lo meno al rinvio di ogni dissidio per con-
           centrare tutte le  forze  nella lotta armata serrata ed implacabile contro gli  occu-
           panti tedeschi ed i loro collaboratori e che, specialmente al  Nord, ove la  batta-
           glia era particolarmente crudele e sanguinosa, il  formarsi di un governo eli  unità
           nazionale  con la  condotta della  guerra  di  liberazione  nel  suo  programmats fu
           salutato  con gioia ed  entusiasmo dai  combattenti, i quali  non cercavano  sotti-
           gliezze politiche, ma solo di poter vibrare i più duri colpi al nemico nazifascista. 1 9
              Mentre nel Mezzogiorno ciò toglieva di fatto ogni ostacolo (almeno da parte
           italiana) ad un'attiva e fattiva partecipazione delle nostre Forze Armate alla guer-
           ra  di  Liberazione,  tra le  file  partigiane del  Nord  (e  mi  riferisco  qui  particolar-
           mente a quelle  garibaldine, ispirate dal  Partito comunista)  le  porte si  aprivano
           sempre più a quei militari i quali, per altro, erano stati i veri iniziatori della guer-
           riglia. Ma non poco della vecchia diffidenza settaria rimase tra i politici della sini-
           stra, per lo meno tra i "quadri" intermedi locali, con la tendenza ad  interpreta-
           re la cosiddetta "svolta" compiuta da Togliatti come un mero espediente tattico,
           poco più che una gherminella intesa acl  "ingannare" gli avversari politici: il  che
           poteva anche essere vero,  ma sul piano strategico  e  non certo su  quello  di  un
           meschino e ristretto tatticismo. Ciò apparve dalla tendenza di molte "federazio-
           ni" comuniste a porre a fianco dei comandanti una schiera di "commissari poli-
           tici"  che  avrebbero  dovuto  "vigilarli"  e  garantirne  il  "giusto"  orientamento.
           Questo accadde persino in quelle unità partigiane le quali erano nate dall'inizia-
           tiva - ed erano  sotto il  comando - del  tenente  Colajanni e del suo gruppo di
           ufficiali del Nizza Cavalleria che, tutti, avevano adottato entusiasticamente e con
           profonda sincerità la linea politica di unità nazionale antifascista e di totale accet-
           tazione della democrazia parlamentare proclamata da Togliatti.zo
              Altrove la diffidenza e addirittura l'ostilità nei confronti dei militari rimase; e
           ciò accadde specialmente nelle formazioni partigiane di "Giustizia e Libertà" (o,
           più  brevemente,  GL),  create  dal  Partito  d'Azione  (il  quale,  per la  verità,  non
           accettò mai se non obtorto collo la linea politica di unità con le istituzioni del vec-
           chio stato). Paradossalmente, colà ci si ostinò sovente a definire "bande"- e non
           battaglioni o brigate -le formazioni partigiane GL, sebbene anche in esse nume-
           rosi fossero in realtà i militari e spesso con importanti funzioni eli  comando!
              Ma i dirigenti comunisti di alto livello, infinitamente più abili e con migliore


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