Page 41 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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H.epubblica e Forze Armate
Questi episodi sono da tenere presenti perché essi influirono in maniera dif-
ficilmente valutabile, ma assai grande, sui rapporti tra le Forze Armate ed i par-
titi antifascisti dopo 1'8 settembre.
Nello stesso tempo, però, bisogna non dimenticare che il comportamento
delle nostre forze in terra di occupazione durante il secondo conflitto mondia-
le fu assai differente da quello, brutale e sanguinario, dei tedeschi e che in gene-
rale (salvo eccezioni di pochi fanatici fascisti) le regie truppe si opposero, o per
lo meno non collaborarono o collaborarono assai di mala voglia, alla persecu-
zione degli ebrei, di cui migliaia ebbero salva la vita grazie al contegno dei nostri
militari che li difesero, forse ancor più che contro i tedeschi, nei confronti degli
Ustascia croati o dei Miliziani di Vichy. Non solo: ma che il contegno in genere
rozzo e sovente spregiatore dei cosiddetti "alleati" tedeschi aveva gravemente
irritato le truppe italiane già assai indisposte per le preferenze smaccate riserva-
te alla cosiddetta Milizia fascista; e che già a cominciare per lo meno dall'anno
1942 il malcontento contro il fascismo, il suo capo e la sua guerra era quanto
mai diffuso (ricordo personalmente l'epiteto di "maresciallo del bagnasciuga"
usato tra le Forze Armate nei confronti di Mussolini).
Certo, nella primavera avanzata del 1943 lo stato d'animo prevalente tra le
Forze Armate italiane era di frustrazione, di risentimento e di ira nei confronti
degli uomini del partito fascista, inetti e incapaci, che le avevano gettate in guer-
ra con un equipaggiamento ed un armamento i quali, eufemisticamente, si pote-
vano definire scarsi, scadenti e inadeguati, esponendole a disastri militari
dall'Africa alla Russia e, per di più, all'odio e al disprezzo dei tedeschi, i quali si
comportavano sovente da crudeli padroni, talché perfino coloro che inizialmen-
te avevano aderito con entusiasmo alla guerra (si vedano per tutti i casi di uffi-
ciali come Nuto Revelli o Fidia Gambetti) erano ora posseduti da uno spirito
incontenibile di rivolta.
Questa situazione assai complessa avrebbe dovuto consigliare ai partiti anti-
fascisti di essere estremamente cauti nei rapporti con le Forze Armate regie
dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943: poiché la tentazione di esprimere su di
esse una serie di giudizi sommari era non solo gravemente sbagliata, ma quanto
mai pericolosa perché, in ultima analisi, avrebbe finito per nuocere molto allo
sviluppo della lotta popolare antifascista. Come si configurò dunque in realtà il
rapporto tra i partiti e le Forze Armate all'indomani della caduta del fascismo,
dell'armistizio e dell'inizio della Guerra di Liberazione?
Una cosa era certa: i partiti del comitato antifascista (tosto trasformato in
Comitato di Liberazione Nazionale) erano tutti risoluti a combattere. Il loro
appello all'indomani stesso dell'armistizio non lasciava adito a dubbi: «Fuori i
tedeschi dall'Italia!» esso diceva; e per lo meno un loro alto esponente, l'avvoca-
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