Page 40 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Raimondo Luraghi
genti fascisti nelle istituzioni militari (tollerando però, e si sarebbe visto con
quali deleterie conset,>uenze, la penetrazione della propaganda fascista entro le
Forze Armate).2 Quanto alla organizzazione armata del fascismo, la cosiddetta
J'vlilizia, essa fu tenuta rigorosamente fuori dalle Forze Armate, sia perché, a dif-
ferenza delle SS hitleriane (le quali erano certamente un organismo criminale e
sant,>uinario, ma militarmente efficientissimo) essa era un'organizzazione poco
meno che farsesca, sia perché i militari non ne vollero sapere, sia infine (e
soprattutto) perché Mussolini non si fidò mai interamente dei militari e volle
quindi una propria organizzazione armata dipendente solo da lui, in quanto
duce del fascismo. Sulle Forze Armate, infatti, Mussolini non ebbe mai nemme-
no l'ombra del potere che sopra le proprie organizzazioni militari esercitarono
Hitler o Stalin (i quali però avevano provveduto a schiacciare sanguinosamente
tutti i possibili oppositori in seno ad esse, cosa che Mussolini, non fosse altro
che per la presenza della Monarchia, non poté mai fare).
Pietro Badoglio fu l'incarnazione di tale compromesso. Senza essere mai
stato veramente fascista (anzi, celando una personale ostilità al "regime"), fu dal
fascismo colmato di onori (ed anche di ricchezze), mentre Mussolini non se ne
fidava e lo detestava, antipatia per altro cordialmente ricambiata.3
Il passo finale fu la creazione, per "iniziativa" delle Camere (del tutto asser-
vite al regime) del grado di Primo Maresciallo dell'Impero (denominazione quasi
farsesca) e la sua attribuzione a Mussolini in quanto duce del fascismo: cosa che, con
una sorta di colpo di stato (non per nulla il provvedimento venne definito dei
fascisti stessi "rivoluzionario") poneva le Forze Armate alle dipendenze del capo
del regime e del partito fascista. Malgrado le pretese del "duce" di aver dato le
direttive militari per la t,>uerra d'Etiopia, era impossibile nascondersi che il prov-
vedimento sottoponeva, di fatto, le Forze Armate ad un partito politico.
Secondo la tradizione, l'attribuzione di un nuovo, elevatissimo grado, sarebbe
spettata al sovrano; il re si vedeva invece quasi sbeffeggiato dal fatto che fosse,
in realtà, il partito ad "elargirgli" una (teorica) parità di rango con il "duce"; e
non celò la sua irritazione giungendo alla minaccia di non apporre la propria
firma al provvedimento."
Il compromesso che caratterizzò i rapporti tra Forze Armate e partito fascista
non passò (e non poteva passare) indenne per le istituzioni militari italiane, coin-
volte sempre più, volenti o nolenti, nelle attività aggressive del regime. Dall'uso
degli aggressivi chimici nella Guerra d'Etiopia che suscitò l'indignazione di tutti i
paesi liberi, ai bombardamenti terroristici su Barcellona durante la guerra civile spa-
gnola, che provocarono persino la protesta di Franco, al "colpo di pugnale alle spal-
le" della Francia ormai prostrata, alle repressioni talvolta feroci nella Jugoslavias e
nella Grecia occupate, fu una serie di macchie sulla nostra tradizione militare.
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