Page 42 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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F..aimondo Luraghi
to Tancredi Galimberti, già al momento della caduta del fascismo, in luglio,
prendendo spunto dal proclama del Maresciallo Badoglio in cui era detto «la
guerra continua», parlando in pubblico a Cuneo aveva detto: «la guerra continua
sì, ma contro i tedeschi!». Come si dovesse in pratica combattere, non era chia-
ro a tutti. Alcuni, certo, come il sopra citato avvocato Galimberti, avevano preso
immediatamente la via della montagna.
In generale, però, tra gli esponenti dei partiti antifascisti vi era un'ostilità più o
meno accentuata ed una disistima profonda nei confronti delle Forze Armate Regie.
Le quali, tuttavia, piacesse o meno, erano già in piena guerra con l'invasore
tedesco ed i suoi primi collaborazionisti. Prive di ordini specifici (per lo meno,
l'Esercito) a parte quello di reagire ad eventuali attacchi, il che lasciava del tutto
l'iniziativa nelle mani del nemico tedesco, con armamento scarso e difettoso, gli
italiani si erano battuti più di quanto ancora oggi non si voglia riconoscere.
Inoltre essi erano, nella stragrande maggioranza, rimasti fedeli al proprio giura-
mento: gli episodi di passaggio al nemico erano stati nell'insieme trascurabili; tre
soli generali di Corpo d'Armata avevano o avrebbero tradito, mentre ben
26mila, di cui 6 generali, furono i caduti, nella terribile, oscura battaglia dell'8
settembre, prolungatasi, di fatto, sino al novembre del 1943.
Che poi in mano tedesca fossero rimasti circa 600mila prigionieri, fu dovuto
all'abbandono, alla disorganizzazione, alla deficienza di armi e di muniziona-
mento e, va detto, sovente alla proditorietà dell'attacco nemico; e non certo a
codardia, come dimostrò la tenace, implacabile resistenza della schiacciante
maggioranza di tutti questi prigionieri che sfidarono la fame, i ricatti, sovente i
maltrattamenti, pur di respingere ogni tentativo eli inclurli al tradimento ed al
collaborazionismo. 6
Quale fosse lo stato d'animo delle Forze Armate fu dimostrato da un esem-
pio di valore probatorio: cioè che i superstiti della Divisione "Folgore", battuta-
si eroicamente ad El Alamein, si schierarono subito per la Resistenza, dal colon-
nello Caccia Dominioni, che sarebbe divenuto commissario di una unità parti-
giana, al colonnello Izzo, che si conquisterà una seconda ricompensa al valore
combattendo contro i tedeschi, al tenente colonnello Alberto Bechi Luserna,
uno tra i primissimi caduti della Guerra di Liberazione.?
La vera, grande operazione politica che in quel tragico momento appariva
indispensabile (cosa che, purtroppo, ben pochi tra i capi politici compresero,
mentre, grazie a quella spietata maestra che è l'esperienza, apparve subita chia-
rissima a quanti avevano, in territorio occupato, impugnato le armi contro l'in-
-~ vasione tedesca)s era la saldatura tra la grande massa dei militari che avevano già
-~ iniziato a combattere ed il movimento politico antifascista in un solo grande
o schieramento, che rinviasse al dopoguerra la soluzione dei conflitti politici aven-
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