Page 42 - NONOSTANTE IL LUNGO TEMPO TRASCORSO…Le stragi nazifasciste nella guerra di liberazione 1943–1945
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      condannò i principali responsabili: il Feldmare-    procedimenti investigativi per crimini di guerra, e
      sciallo Albert Kesselring che aveva emesso gli  portato a termine 17 processi inerenti le principali
      ordini per le stragi garantendo l’impunità ai suoi  stragi tedesche, compresa quella di Cefalonia per
      comandanti; i generali Maelzer e von Mackensen  la  quale  nessuno  era  stato  ancora  condannato,
      responsabili delle Fosse Ardeatine, altri genera-   comminando nel complesso 57 condanne all’erga-
      li macchiatisi di gravi crimini di guerra come Max  stolo in primo grado.
      Simon e Eduard Crasemann. Ci furono molte con-           Tranne Priebke, estradato dall’Argentina, e
      danne a morte, poi commutate in ergastolo. Ma  Misha Seifert, una guardia di origine ucraina del
      all’inizio degli anni Cinquanta quasi tutti furono  campo di Gries a Bolzano estradato dal Canada,
      graziati, a partire da Kesselring, e poterono torna-  nessuno dei condannati ha scontato la pena; in
      re in Germania (salvo Maelzer e Crasemann morti  alcuni casi per intervenuto decesso dei colpe-
      in carcere). Da parte italiana, si rivendicò il diritto  voli, in altri casi perché la Germania non ha dato
      di giudicare i criminali tedeschi, ma poi si fecero  esecuzione al mandato di arresto. Sicuramente la
      solo una manciata di processi, una dozzina con 25  giustizia ha ripreso il suo passo troppo tardi, solo
      imputati, di cui la metà assolti. Agì infatti la paura  dopo la fine della guerra fredda, nel cui ambito
      di quello che il diplomatico Pietro Quaroni definì il  si era deciso per ragion di Stato di insabbiare la
      rischio dell’”effetto boomerang”, cioè la paura che  questione dei crimini nazisti per tutelare i buoni
      un’ondata di processi contro i tedeschi potesse  rapporti fra Italia e Repubblica Federale Tedesca.
      legittimare le richieste di processare i criminali di  Ciononostante,  l’azione  giudiziaria  condotta  da
      guerra italiani mosse soprattutto dalla Jugoslavia  De Paolis ha avuto una grande importanza, sia
      e dalla Grecia che avevano subito dal 1941 al 1943  sul piano del diritto sia, più in generale, sul piano
      una dura occupazione da parte dell’Italia monar-    etico. Sul piano del diritto si è affermato l’obbligo
      chico-fascista. Alla fine, nelle carceri italiane rima-  giuridico di perseguire tutti i responsabili di crimi-
      sero solo i due più noti criminali di guerra tedeschi,  ni di guerra imprescrittibili, a prescindere dal gra-
      due ufficiali delle SS, Herbert Kappler condannato  do e dalla funzione ricoperti, sulla base del prin-
      all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine e  cipio che è colpevole anche il militare che esegue
      Walter Reder condannato per la strage di Monte-     un ordine, quando quell’ordine è manifestamente
      sole. I responsabili delle fucilazioni di militari italia-  criminoso. Un obbligo giuridico e un dovere mo-
      ni a Rodi, fra cui il generale Otto Wagener, condan-  rale che hanno condotto De Paolis ad aprire nel
      nati a Roma nel 1948, furono liberati dopo pochi  2012 un’inchiesta anche contro i responsabili del-
      anni con decreto di grazia per favorire la ripresa  la strage commessa nel febbraio 1943 dalle trup-
      delle relazioni italo-tedesche.                     pe italiane a Domenikon, un paesino greco dove
          A caratterizzare il caso italiano non è solo la  furono fucilati oltre 140 civili innocenti, come ri-
      scarsa incidenza dell’azione giudiziaria nel primo  sposta ad un attentato partigiano. L’inchiesta ha
      dopoguerra (1947-1951), ma la ripresa tardiva della  permesso di individuare 11 militari italiani respon-
      giustizia negli anni Novanta dopo il processo con-  sabili, anche se nessuno è stato portato in giudi-
      tro il capitano delle SS Erich Priebke e il ritrova-  zio perché tutti ormai deceduti.
      mento, in circostanze ancora da chiarire, del co-        Sul piano etico e su quello della formazio-
      siddetto “armadio della vergogna” ovvero di poco  ne del giudizio storico, va sottolineato un altro
      meno di settecento fascicoli contenenti i risultati  aspetto rilevante dell’azione giudiziaria svolta da
      delle indagini sui crimini nazifascisti raccolti nel  De Paolis. Essa è stata condotta in stretta colla-
      primo dopoguerra dalla Procura generale militare  borazione con gli storici, in qualità di consulenti,
      e archiviati illegalmente nel 1960. Il loro ritrova-  coinvolgendo figure di studiosi di spicco esperti
      mento nel 1994 e il loro inoltro negli anni succes-  dell‘occupazione tedesca e delle stragi, quali Pa-
      sivi alle procure militari competenti per territorio  olo Pezzino, Carlo Gentile, Isabella Insolvibile. Ed
      ha innescato, a distanza di oltre cinquant’anni  è stata condotta anche in stretto rapporto con le
      dai fatti, il riavvio dell’azione penale. La mostra ri-  associazioni dei familiari delle vittime. Le senten-
      costruisce con grande precisione questa nuova  ze pronunciate, oltre a rappresentare lo sbocco
      fase della giustizia caratterizzata da una ripresa  di un iter giudiziario che ha affermato certi princi-
      lenta all’inizio (5 processi fra il 1996 e il 1999) e  pi inderogabili, hanno avuto dunque anche la fun-
      una accelerazione a partire dal 2002 grazie all’a-  zione di proporre una versione dei fatti accertata
      zione svolta, prima a La Spezia e poi a Verona e  storicamente (ad esempio confutando l’idea che
      a Roma, dal procuratore militare Marco De Paolis,  la responsabilità immediata delle stragi fosse da
      il curatore della mostra, che ha avviato oltre 450  addebitare ad azioni sconsiderate dei partigiani),



      LE STRAGI NAZIFASCISTE NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 1943 – 1945       THE NAZI-FASCIST CRIMES DURING THE WAR OF LIBERATION 1943-1945  42






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