Page 240 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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                                  CADUTI E DISPERSI ITALIANI















               Guerre preunitarie: 8.838
               Guerra di Libia: 17.158
               Prima guerra mondiale: 531.165 (oltre 3.000 civili presunti)
               Guerra di Etiopia: 26.702
               Guerra di Spagna: 4.184
               Seconda guerra mondiale: 229.631 militari; 148.981 civili
               Missioni di pace: 173


               Ad oggi dal 1848, Prima guerra di indipendenza, alla chiusura della Missione ISAF in Afghanistan, risultano Caduti o
               Dispersi per cause belliche 966.832 militari e civili.
               Ancora oggi non esiste una certezza assoluta sul numero dei Caduti italiani, militari e civili, nei due conflitti mondiali.
               Ciò è dovuto all’elevato numero di dispersi, alla difficile ripartizione fra le categorie di civili e militari, che può causare
               una ripetizione nei conteggi, e alla complessa stima dei caduti “per cause belliche”, ovvero coloro che non son o
               stati uccisi ma sono morti per circostanze riconducibili allo stato di guerra, come la denutrizione, le mancate cure, il
               suicidio.
               Con tutti questi fattori di approssimazione è stato tuttavia possibile rendere almeno gli ordini di grandezza del tributo
               di vite italiano ai due conflitti mondiali.
               A fronte di una popolazione di quasi 37 milioni di abitanti, i morti nella guerra 1915-1918 furono circa 650.000,
               dei quali 378.000 in combattimento, 186.000 di malattie e denutrizione e 87.000 deceduti entro il 1920 per cause
               direttamente connesse alla guerra. Cifre che vanno valutate alla luce dei circa 4.500.000 di uomini chiamati alle armi.
               Per cause belliche erano morti poi 3.000 civili, per lo più in seguito a bombardamenti, e le provincie occupate del
               Veneto, nei dodici mesi fra novembre 1917 e novembre 18, fecero registrare 27.000 decessi in più rispetto allo stesso
               periodo degli anni precedenti.
               A questi dovevano aggiungersi, secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, 530.000 vittime della epidemia di spagnola,
               quelli pure appartenenti alla parte più giovane della popolazione.
               Nel 1920 in un paese la cui età media non superava i 47 anni, rispetto al 1911 la mortalità dei giovani maschi tra i 15
               e i 35 anni, la categoria più falcidiata essendo quella delle classi di leva mobilitate, era aumentata di circa 2/3 rispetto
               al dato, già elevatissimo per altro, di circa 100.000 morti l’anno. I matrimoni calarono conseguentemente di 600.000
               unità, e le nascite di un milione e mezzo.
               Tutt’ora è incerto se al tragico bilancio siano o meno da aggiungere i dispersi appartenenti alle provincie ex-asburgiche
               passate al Regno d’Italia dopo il 1918.
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