Page 13 - L’Italia del dopoguerra - Le scelte internazionali dell’Italia
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lTIALII\  E LA  S:f.l'lil WTmtNAZIONI\U'  1>()1'0  11. TU.1TAT0  DI l'ACl'   s

          aiutati a difcnderJ<l c  non essere  num-~11m:ntc llhcr:~ti dopo un'aht:t inv-Jsionc
          da  Oriente.  Gli :unerit'~n.i  si  lasciano  convincere e  si costruiscc  il secondo
          strumcnt<..>  ddl;1 roliika del comenlmemo: l'nlle<tllZ:t  militare difensiva.  il  J>-Jtto
          cldl'i\tbmicll del Nord. Ma c'è :mch<.:  un tcn~o ;;trumcnw o  me7.zo deiL1  politi-
          ca di wntcnimenW: t:  il supernmt!llto ddle divisioni 1r.1  gli t:llf{lf)èi anr:wcr.;o
          un  prcx:esso  di  pro.~res.~iva integrazione. Quakhe ft'rmen!<l  in  qu~o senso
          già  c~lstev:l  in Europa, m:t gli :uneril':'mi ne f:~nnc> una  prec.:is;1  dircniv.J  politi-
          L":J:  imp()ngont)  una  fatuva e stretta t•ollalxmlzionc econuntiC:I già nd si'>tCJILI
          degli  aiuti  El{['  Sollccintno  la collaborazione  difensiv;t  tr.t  i  paesi  amki
          dell'Europa occidentale. che darà  luogo  al p:mo di Bruxelles. lntìnc.  prcfì~u­
          r.tno.  il  pmceS!;o  di  ìnte,qr.iz.ione  europea come quadro per lu  soluzione del
          problem3 tedesco.
             Che  fare  della  Gcrm:~nia. e lle  ncl1;1  prospeniva  delle  dcd.<;ioni  di
          J>otsdam,  dovn:bhe essere  uno ,tmn unitario t.."OS1ituito  sullt·  quallrn  zone di
          ucc:upazicme?  le sessicmi  di  Musca  e  di  L.<mdro~  del  Ct>un,·il  uf Ftll~ign
          MinL~tcrs dimostr:mo t:he i sovictid. sv:mita l:t  prosrcniva di farne uno Mat<> d
          loro :unico - lo dimostrano  i  risulra1i  delle  cle7Joni  cotm tn:Jii  a  lk."!'lino del
          1946 - e  prendendo  corpo  l~ pro:.peuivu  opf10.'La.  non  accetteranno  mai di
          far  perde~ all':•re:•  comunista  lu  l<lro l.ona  di nccupazionc.  Non resia  che la
          pos.•ihilità  di edilk·&re  uno Stato  tcdesc<>  sulle  tre  zone  (ll:cident:•li.  M.t  la
          Franci:~ - c ben  comprensibilmente - non è  d'accordo. Gli ameri<.-.Jni  ~>i  :~do­
          perano a  convincerli  ~'f)ll  un pmgeuo eli  un() St;H() a sovr-Jnitil  mc•lt<•  limitaw
          sopl'.llllllto in  n~ueria ~onomit·a c  militare  che  potr.ì  a:fl'r:mmrsi s11lo  in  un
          quadro europeo.  l  rrancesi  faticosamemc  acceuano  (c ricordo  che quando
          13idault tornò dalla conferenza di londr.J del  febhrdio-giugno  194.8 in cui ven-
          nero prc"c queslt..:  dccisi<>ni.  dovette dimeucr~i).  E negli :u.:c:mdi  di \X'ashing-
          1011  dell"fl  :if'lrilc  1949. che clav.lllo \'Ìla alla  Rcpuhhlic::J  FeutT.•Ic  di CJ<,rmani:t
          fu  ~l'ritto esplicit:uncnlc  che  c~Si  p OlC\'3110  c.o;serc  mutati  nel qu:tdm di
          un'a:;socinionc europea.  E così fu:  le  limi1azioni  etonomid1c sp:•rirono con
          la  formula del  pianu Schum:~n. ossia con  l::t  na.scit3  ddl:t Comunità europea
          del  carbone  c  dell'acciaio:  quelle  mili1ari  dovevano  essere  annullate dall:t
          comunil~ ~·umpen di difesa c  si ricorse poi al  più lìmil:110 qtmdro ùd patto di
          13mxellc~.  1.:1  formul:t  :um:ric-Jna non avcv;J  in queste,  Cdl>O  1\mzion:u.o m:•  la
          spinta  :Il  pro<·c.ss(l  ui  intcgt~IZi<me europea  a\'t"\':.1  rkc\'uto un :.ignilìC"Jli,·o
          lmpul~o.
             Questa  in sintesi  hl  siltJa7.ione  c  i  11rohk·ml tll  fronte  ai  quali I'IL:tli.•  ~l
          rrovò quando ricomparvc  come prot<1gonisw  suUa  sçcna  ìntcrnazion:Jic e  in
          p:trtic:obre n.d scuorc ~cngt11fìco in nd poteva muoversi.
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