Page 227 - L’Italia del dopoguerra - Le scelte internazionali dell’Italia
P. 227
lJI I.LIN<ò~ ~NTI<:.AMI!HA PI:U'I'I~IIA ... 11 '01'>11 223
del pmsente Stati/lo e cbe. a giudizio deii'OT'}ltmi=azione sittll(l capaci di
adempiefC' a talf ohbligbi e di.~posti a farlo. 2.1. ~/lnmissiom.> quale membro delle
Nazioni Unire di uno Sltllo cbe ademfJia a tali condizioni è effelluata con ded-
~·ione dell'Assemblea Gem~rale s11 proposta del Consl[llìo di Sicwr.,;ui'.
SI tr:m:tva di st;.~bilirc se l'indtc:t7.ion<:: ddle:: wndiz;ioni t:ll~tnc:i:tlè d:tllo
~l:ttuto :tVCS$<: <::tr.ttlere:: limitativo o non limit:nìvl). U. Conc ritenn<:: l'elenc:t·
:lione di qul!llc condbdoni come limit:ttiva. Le condizioni c:numcr:llc nd tè.\1U
tlell':trt. 4 ùovt!vnno insomma cssert! c<>n-"it!.:ratc non solo nt"cess:tric: ma
nnchc sullìdcnti. Ammissibile c:r:1 bensì un arprczz:unt:nto discrezionale <.li
t lp<> politi<.:o, ma ciò dovev:t ;tvvcnirc tJOiftl /)(!r tJ()Ita. <;c non si volcNa inlorrc-
re in una vivlazìone dello St:ttulo. La pretesa di subordinare il voto per
l'ammissione di uno Sauo nll'amrnìssiont dì altri Stati equiv:deva a porre una
condizione nuova.
Il parere della Corte. cspres~o con 9 vou contro 6. sostenne che "un
Membro deii'OT'}lt/ltlzzuzicme cM/e .vazlonl Unite, rlchiesw. in t.•irrti dell'm1. 4
della Ctma a pmntt/tciat"!'l col proprio t/()/0. sia ul Cun.w;f!,lio di Sicurezza sia
fu Asst•mhlea Generale, sull'ttmmi>Sic>ul! di 11110 SWf<J come mem/Jro diJIIt!
Nazìoul Uulle. liUti è giuridicm>lellle legilllmaw a .far diptmdl!>"'i fl pmprlu
crmsenso rtlale emmti.'i:iloue da condizioni 11011 esprt!.•!.Stlml!nft• pret•lsiL' al para-
grafo l di df!flo arri colo", e dw. • t•1 ptJr/icolm'r!. t m MPmhro deii"Organfz.
zazione mm pu<i, ctllorcbr! I'ÌCU/1/~~ctl, che le CIJI!dizionl pi'C't!lste da qul!Sto 1/!Sin
sono soddisfiwe dallo Stmo fu ques1fone, sttbordiuam Il prop>io tiQW tljfennari-
tXI alla condizione chu. coniC!Inporwwamenle allo Sta/o dt cui si ln:llla. altri
Sfati siano ttgualnumfe ammessi come memhn delle Naziotli l/uite".
Ciò che è intere$S:.Inte rikvare è che. fm i voti fai.IOI'C'IIOII e.pressi d.11
wmponenti !:1 Conc che er:mo t'in:tt.linl di Stati ttvtntì il c.d. diriuo di veto In
Consiglio di Sicunaz:t fì!(uravarn> ~olo qut:Uo dtd gìudit:t: cinese e quelle) dtd
giutlin~ statunitense. Tuili gli :tltri - il giudke frnnc:csc. quello hritannico c
qudlt1 ~ovit:liC'o - Jvevano c,;rres.o;o un'opinione tlissidente :tvvnlemlusi t.ldl:t
facoltà conces.~" dall'uri. 57 dello Statuto clelia Cune. t•ur t·onsiderando -
doverosamente - l'autonomi:t di giudizio dei ,giudici, tale risuhntv consente.:
forse ùtdle riflessi<>nì stll vero aneggiamento p.~il"ologitx> delle pani in t~I\IS3
qu;mdo non entr-Jv" In gioco il stn~Jirjalmdiplom;ttico. Scc<mdo i giudici di.•-
sidemi. in sostanza, l'art. 4 della Carta istillliva un sistenm di çooptazione
implicante un pnK<::s.~u dc:cision:~lc:: di ordine politu:-o t quindi discn!Zwnale.
Tullo dò - :J llell>II'U :IV\IÌ.-11 - "non f:t un:l Jtfinz:t", MilO che: t:tlt rro.:cSS<l
:1hhht lt10go sulla haSt <Ici caso ]Jer caso. f giudki di~sidt!nti. invccc. tr:~cvanu
cblle prcmc~sc la conclusione d1<: gU St:lfi <.'he avcv.u)(> ~ubordinato ii loro
VOlli f:.tvmt.'\I()!C rer l'ammissione dell'll~lli:t alle N.U. <tll'<tmmis.,ione di altri
Sl:lti non avevano esorbitato dalle lnm f:u::oh:i in qu"nw espriml·v:~no 110;1
valutazione poliriet. È ovvio d1e ndl"cscrcizio dcllt f:tt'ol~ì rredcue ~li Sl~Ù

