Page 185 - Lanzarotto Malocello dall'Italia alle Canarie
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dall’Italia alle Canarie                                              185



               sensazioni e immagini che derivano dalla luce e dalle tenebre e dalla parola
               di tutti, sia essa adagiata nei libri o pronunziata dalle persone, da quella
               dottissima a quella non illustrissima di condizione. Ma tant’è, tutto serve
               e anche una parola agguantata per caso, magari filamento estremo d’una
               leggenda o anche se borbottio di dotti, come notari, messeri viaggiatori,
               principi, servi, scribi di corte papale ma anche marinai e vagabondi, è uti-
               le al progetto orizzontale e quindi ascensionale: quiete quaggiù e di luce
               in alto. Ognuno di questi personaggi ha un ruolo preciso e partecipa alla
               rappresentazione: l’utilità viene agguantata da individuo in agguato, da
               un poeta. Tutto serve per tentare di chiarirsi sul punto dell’orizzonte dove
               finisce l’occhio, e in alto, dove finisce l’animo: più ardua la ricognizione in
               cielo. Dunque, dal suo nido, dal tepore dei suoi libri e dall’angoscia dello
               spatriato, ecco che Dante toccò ogni punto dell’Universo immaginabile
               qui, tra noi, e la possibilità d’altri mondi. I secoli estenuanti continuarono
               nella loro calata e vennero così altri poeti a rovistare nelle pieghe umane,
               nello scenario del mondo tentando di ordinare ogni fondale alla vista.
                  Discesero tra noi Petrarca, Boccaccio, Tasso e anche in loro, oltre allo
               stupore per il sogno della vita vi fu l’illusione di poter donare un senso allo
               spettacolo del mondo.
                  La mente può allestire una flotta senza fatica. L’immaginazione ha la
               meglio su tutto. Si supera così ogni problema organizzativo; quanto poi
               alle spese, esse sono delle voci appena udite tra il susseguirsi dei pensie-
               ri. Nella mente la flotta si vede all’istante; è già allestita e deve soltanto
               salpare. È questa la condizione dello scrittore che, al massimo, dovrà pre-
               occuparsi di acquisire nozioni per rendere al meglio lo scenario che ha in
               mente di allestire. Se, inoltre, dovrà narrare quanto avvenne in secoli ormai
               dissolti, allo stesso modo dovrà essere analitico per quanto riguarda i dati
               e i luoghi.
                  Dunque, egli dovrà sapere molto su quell’argomento per ricreare il “giu-
               sto sapore d’epoca”. Il mare è quella condizione che possiede delle accen-
               tuazioni notevoli per quanto riguarda l’angoscia; una narrazione che abbia,
               al contrario, per scenario la terraferma è di sicuro più agevole e gli agguati,
               pure se continui, pare possano essere affrontati con più tranquillità.
                  Non molti sono gli esempi di scrittori che s’imbarcavano su flotte per
               definirselo al meglio l’ignoto. Per le guerre, Senofonte può a buon titolo
               segnalarsi come un caposcuola ed egli tutto vide restituendo con anabasi
               spostamenti non soltanto di truppe ma anche di pensiero: le truppe di Ciro
               contro le truppe del fratello Artaserse.
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