Page 35 - Lanzarotto Malocello from Italy to the Canary Islands
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                        ono molto lieto che, in qualità di Presidente dei Marinai d’Italia,
                        io abbia avuto la possibilità di scrivere una prefazione a un’ope-
               S ra così importante. Credo che non possa mancare la “voce” dei
               marinai quando si parla di uno dei più grandi marinai italiani, ancorché
               avvolto nella leggenda e in quell’aura di epopea affascinante che circonda
               tutte le esplorazioni oceaniche.
                  Lo spirito d’avventura, la temerarietà, il coraggio di affrontare l’ignoto
               e le intemperie sono parte integrante dell’animo del marinaio, di ieri come
               di oggi: se a queste caratteristiche - oggi mi verrebbe voglia di classificarle
               come virtù, in un’epoca di conformismo pantofolaio e comodo materiali-
               smo - si aggiungono anche senso dell’impresa, padronanza dell’arte velica
               e marinara, carisma e presa sugli equipaggi, esercizio del comando, ecco
               che inizia a delinearsi la figura del grande navigatore.
                  La leggenda delle Colonne d’Ercole, già peraltro sicuramente varcate
               dai Romani, così come ogni ostacolo materiale o ideale, non frena la voglia
               di scoperta, di conoscenza del marinaio.
                  Mi piace ricordare, con Lanzarotto, tutta la gente di mare italiana, geno-
               vese o veneziana, amalfitana o pisana poco importa, italiana, che costituì
               quella “gente di mare” senza la quale la nuova ansia di conoscenza e di
               studio non avrebbe potuto sconfiggere la superstizione e veleggiare ol-
               tre l’orizzonte. La scoperta dell’isola - che ancor oggi testimonia col suo
               nome l’impresa del navigatore - rimane il monumento all’audacia di tutti
               i naviganti italiani. Ho sempre affermato che in Italia esista un pauroso,
               intollerabile deficit di cultura di mare, pur essendo geograficamente una
               penisola protesa nel mare, economicamente dipendente dai traffici maritti-
               mi e culturalmente legata alle migrazioni dei popoli.
                  Nulla abbiamo da vantare, dalla caduta dell’impero romano al Risor-
               gimento, soggetti come siamo stati allo straniero di tutte le provenienze,
               eccetto che le grandi Repubbliche Marinare, con la loro scuola di tenacia,
               di virtù civiche e guerriere, di animi intrepidi e devoti.
                  Pubblicazioni come questa hanno il grande merito di richiamare alla
               memoria imprese storiche, diffondere orgoglio di appartenere alla stessa
               gente dei grandi navigatori, spronare all’approfondimento delle personali-
               tà e dei fatti: in una parola, riportano in auge la cultura marinara, intrisa di
               quelle virtù morali che consentono le grandi imprese. E Dio solo sa se in
               momenti come quelli che stiamo attraversando non sarebbero necessarie
               per rialzare il capo e risolvere i problemi.
                                                      Amm.Sq. (r) Paolo Pagnottella
                                      Presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia
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