Page 37 - Lanzarotto Malocello from Italy to the Canary Islands
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dall’Italia alle Canarie 37
icordo ancora lo stupore che provai bambino quando per la prima
volta, in una limpida giornata di primavera, intravidi dal terrazzo
R di casa lontano lontano, la Corsica che pareva galleggiare sul-
le azzurre acque del Mar Ligure. Chissà quante volte anche Lanzarotto
Malocello fanciullo avrà fantasticato su quella visione e avrà immaginato
avventure e scoperte di là dal mare...
Io credo che proprio da quelle visioni e da quegli orizzonti sia nato l’a-
more per il mare dei liguri che, abitando una terra avara di risorse ma ricca
di legname, posti di fronte all’”autostrada” pianeggiante del mare, regno
dei venti, hanno sviluppato il coraggio, il senso dell’avventura e degli af-
fari legati al commercio.
Sono onorato di presentare questo volume che credo possa contribuire
a squarciare il velo di mistero che ancora circonda questo nostro eroe al
quale la nostra città si vanta di aver dato i natali, che ha calpestato le vie
dell’antico borgo murato e che ancora ragazzo ha imparato, come tutti i
suoi coetanei, a governare, come in un gioco, le vele e il timone “bordeg-
giando” nelle nostre acque.
Sono passati sette secoli da allora, un battito di ciglia nei confronti della
storia dell’uomo, eppure, anche se poco più di venti generazioni ci sepa-
rano da lui, i documenti scarseggiano e le notizie sono discordi. E’ certo
comunque che i Malocello fossero una ricca famiglia genovese che aveva
terreni e case qui in zona al punto che il malus augellus ancora figura nello
stemma della vicina Celle.
I suoi viaggi furono più da esploratore che da commerciante, animato
da quel dantesco “ardore a divenir del mondo esperto”; concordemente gli
viene attribuita la riscoperta in tempi moderni delle isole Fortunatae sulla
rotta dell’Ulisse dantesco che il divino poeta proprio in quegli stessi anni
immagina avesse oltrepassato le Colonne d’Ercole “sempre acquistando
dal lato mancino” e fosse giunto in vista di una montagna altissima.
I racconti dei naviganti che hanno percorso quella rotta parlano di una
montagna altissima (Pico de Teide) la cui vista li accompagna per ore ed
ore e che mi piace immaginare citata nel poema dantesco come eco della
scoperta appena avvenuta proprio negli anni in cui Dante scriveva la sua
Comedia, o come notizia fantastica di chi, spintosi troppo oltre, era però
ancora riuscito a tornare indietro.
Perché sulle rive dell’Atlantico molte erano le storie che circolavano tra
i marinai sulle terre al di là del “mare incognito” anche perché, grazie alla
corrente del golfo, arrivavano, specie in Lusitania, legni di alberi scono-

