Page 39 - Lanzarotto Malocello from Italy to the Canary Islands
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sciuti o bastoni lavorati a fuoco e altro ancora che stimolavano la curiosità
e le paure di chi immaginava un mondo immobile organizzato secondo
una geografia teologica; per cui i naviganti avevano paura non tanto di
attraversare le Colonne d’Ercole, ma di non poter più tornare indietro es-
sendosi spinti troppo oltre tanto è vero che una delle prime preoccupazioni
di Cristoforo Colombo, quando fece decisamente rotta verso occidente per
raggiungere l’oriente, fu quella di mentire sull’esatto numero di leghe per-
corse per non spaventare la ciurma.
Ben possiamo considerare quindi il varazzino Lanzerotto Malocello
precursore e maestro del genovese Cristoforo Colombo perché, con la sua
scoperta, gli ha indicato le rotte e i venti dell’Atlantico e l’ardore e il co-
raggio per raggiungere le Indie. Quello stesso coraggio di cui fu dotato
il cacciatorpediniere della nostra Marina Militare che significativamente
portò il suo nome e che negli anni dell’ultima guerra prese parte a 149 mis-
sioni salvando centinaia di vite in mare. Il “Malocello” giace per sempre
a 28 miglia al largo di Capo Bon; nulla sappiamo invece delle ceneri del
nostro eroe come nulla sappiamo dei fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi par-
titi da Genova con l’aperto proposito di approdare nelle Indie o nel Regno
di Prete Gianni andando verso sud-ovest e sulle cui tracce Malocello non
aveva indugiato a lanciarsi.
Non c’era la radio, non c’era il gps, non c’erano carte nautiche e stru-
menti affidabili. C’era però il coraggio, il desiderio dell’avventura, il senso
degli affari legati al commercio che una via dritta e pianeggiante come il
mare, relativamente agevole per chi lo sapeva percorrere confidando nel
nome di Dio e nella propria perizia, poteva assecondare.
Mi auguro pertanto che lo studio appassionato e profondo dell’amico
Alfonso Licata possa rivelare le tracce labili ma autentiche che questo no-
stro eroico concittadino ha lasciato nella storia delle scoperte geografiche
e della navigazione. E anche se il nobile Lanzerotto non avrà un volto e
neppure una biografia ricca di documenti certi, la sua vicenda avventurosa,
il suo nome e la sua fantasia saranno per i nostri giovani un esempio da
imitare.
Per la nostra Città e per noi tutti sarà comunque sempre un modello
di costanza, di perizia, di coraggio e di fede intesa come stella polare che
indica la rotta delle nostre azioni.
E che il vento ci sia propizio!
Prof. Giovanni Delfino
Sindaco di Varazze

