Page 15 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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PROLOGO
79: alba di mezz’autunno alla foce del Sarno
Solo il cadenzato frangersi della risacca sulla spiaggia svela Paradossalmente i continui barbagli delle armille che
l’adiacenza del mare. Per il resto una innatura le notte grava sottolineano ogni gesto dell’uomo, non tradiscono un’im
alla foce del Sarno, da tempo adattata a por ticciolo mercantile belle viltà ma, al contrario, evidenziano una salda volontà,
di Pompei. Agli inizi di ottobre in zona il sole sorge alle sei, una lucida determinazione ed un fredda risolutezza, doti
per cui intorno alle sette dovrebbe già sovrastare i monti Lat precipue di chi è abituato a comandare in qualsiasi circo
tari, sta gliando nel terso cielo autunnale il profilo della lunga stanza. L’impartire ordini, l’afa stagionale e quella minuta
tetto ia antistante la teoria di magazzini sul molo. Al suo po cenere che continua a cadere lo costringono spesso a bere
sto, invece, una terrifican te oscurità scandita, verso set tentrio lunghe sorsate d’acqua, da una rozza brocca che un servo
ne, da fre quenti river beri rossastri seguiti da cupi boati. gli porge.
Una mesta processione di un centinaio di derelitti, avan
za a tentoni in quella fitta caligine, tra gemiti sommessi e
singhiozzi disperati. Avvalendosi delle indicazioni di un au Nella pagina a fianco: Pierre Henry de Valenciennes, Eruzione del Ve
torevole uomo di mezza età, precedu to da un nero gigante suvio accaduta il 24 agosto dell’anno 79 d.C. sotto il regno di Tito. Parti
colare. 1813. Olio su tela cm 147 x 195 Toulouse, Musée des Augustins.
munito di una curiosa lanterna a forma di testa di cavallo, Sotto: affresco raffigurante un porto, probabilmente simile a quello
sembra diri gersi verso una grossa barca. Questa, faticosa di Pompei.
mente, tenta di accostare vincendo la contrarietà del vento,
manovrando i remi nell’incerto bagliore delle torce.
Non sono anime sulla sponda del fiume infernale in atte sa
di essere traghettate da Caronte. I cuscini che tutti stringono
istericamente sul capo testimoniano l’appartenenza al mon
do dei vivi e la strenua volontà di restarci! Altret tanto con
creta anche la loro guida, sebbene, a dir poco, sin golarmente
eccentrica. Un cinturone militare gli cinge i fianchi, esaltan
done impietosamente la pinguedine. Da esso pende il fodero
di un tozzo gladio dalla vistosa elsa d’avorio, decorato con
borchie dorate a forma di conchiglie. Un’arma chiaramente
da parata, un’arma simbolica, inconcepibile in quel frenetico
contesto, come del resto assurdi sono pure i fastosi monili che
circondano le dita, i polsi ed il collo dello strano personaggio.
Forse un effeminato patrizio, che non sa staccarsi da quella
volgare collana e dai quei pacchiani braccialetti a forma di
serpente, per non parlare dei diversi enormi anelli: tra oro
e ferro un insieme comico, se non fosse per la tragicità del
momento!
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