Page 18 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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ma supino, con il cranio appoggiato ad un pilastro, uno dei
tanti, sui quali, a giudicare dalle macerie, poggiava la tettoia
antistante la lunga teoria dei magazzini portuali. Le ossa tra
discono un anziano, gli ornamenti un facoltoso: al suo collo
una massiccia collana d’oro di ben 75 maglie disposta in tri
plice giro ed ai suoi polsi, sempre in triplice giro e sempre in
oro, due pesanti armille a forma di serpente. Nell’insieme
oltre un chilogrammo di prezioso metallo, senza contare i tre
anelli alle dita, anch’essi d’oro massiccio, uno dei quali di 36
grammi, con effigiate due teste di serpente affrontate!
Rimossa altra cenere riaffiorano al suo fianco un gladio ed
una brocca di coccio: usuale la seconda quanto eccezionale
il primo. La sua elsa, infatti, è d’avorio mentre il fodero è
decorato nella parte bronzea con borchie dorate a forma di
conchiglie: più che un’arma, un emblema onorifico, ovvia
mente connesso al mondo militare in generale ed a quello
navale in particolare. Qualche metro discosto uno scheletro
enorme, appartenente ad un colosso di oltre due metri di
altezza, dai tratti negroidi: nella mano sinistra scarnificata
stringe ancora una strana lucerna a forma di testa di cavallo.
2001: pomeriggio di primavera
nel Museo dell’Arte Sanitaria, in Roma
Nove ampi locali forniti dal Pio Istituto di Santo Spirito di
Roma, per complessivi 840 mq compongono il Museo Storico
Nazionale dell’Arte Sanitaria. Nella Sala Flaiani, che comme
Sopra: collana a maglie da indossare a bandoliera. Oro. inv. 3411; anel
lo in oro a teste di serpente affrontate. Oro. inv. 3403. Oplontis. mora il rinomato chirurgo vissuto tra il 1739 ed il 1808, già
In basso: Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria sito a Roma sul primario del S. Spirito ed archiatra di Pio VI nonché fondatore
Lungotevere in Sassia, scorcio di una delle sale. del primo nucleo del museo, numerose e magistrali prepara
zioni anatomiche scandiscono gli ampi scaffali. Nessuna trac
cia di decadimento, nessuna alterazione formale ne inficia la
morte aggredisce gli scavatori. Nessuno da tempo ne ignora perfetta conservazione, riprova della notevole perizia dei lon
più l’origine, ma almeno in quel caso tutti ne ignorano la
tragica entità. Poche ore di lavoro e riaffiorano ammucchiati,
ben 73 scheletri. Appartengono, è chiaro, a sfortunati pompe
iani, raggiunti dai gas del vulcano, laddove il fiume entrava
pigramente nel mare. Alcuni di quei miseri resti sfoggiano
ancora i gioielli che in dossarono nell’ultima uscita, tentan
do così di porre in salvo quanto di più prezioso possedeva
no. Alcu ni altri continuano a serrare fra le dita delle piccole
borse colme di monete. Alcuni, infine, appena discosti, non
restituiscono nulla, né preziosi né denaro: facile ricavare da
tanta disparità l’eloquente testimonianza della rigida suddi
visione sociale, mai come in quel contesto ignorata dal desti
no. Nulla di strano e nulla di nuovo, essendo già avvenuti al
di fuori delle mura di Pompei analoghi ritrovamen ti.
Qualche passo più innanzi, però, riappare uno scheletro
isolato. Non giace riverso o raggomitolato come i precedenti,
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