Page 16 - 79 D.C. Rotta su Pompei - La prima operazione di protezione civile
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sangue, ad una entità maligna ed ignota che magari ancora
                                                                       si aggira  sulla banchina, tra i magazzini di cui se ne avverte
                                                                       ancora il lezzo, ben noto a chi è di stanza a Pozzuoli, nei pressi
                                                                       dell’ingresso degli inferi!
                                                                         Subito il terrore ha il sopravvento nella mente dei su­
                                                                       perstiziosi marinai: nessuno più osa sbarcare. Forzando
                                                                       sui remi, guadagnano rapidamente la grande nave che li
                                                                       aspetta ansiosa,  al riparo della Pietra di Ercole. A bordo,
                                                                       dopo un laconico rapporto, all’angoscia di quanti attende­
                                                                       vano i propri cari subentra lo strazio, apprendendone la
                                                                       misteriosa fine.
                                                                         E mentre il cielo torna velocemente ad oscurarsi, la nave,
                 Con un colpo sordo la barca, finalmente, accosta alla banchi­  salpata l’ancora, al ritmo cadenzato dei suoi tanti vogatori,
               na per allonta narsene qualche istante dopo stracarica di gente,   fa rotta per Miseno.
               svanendo di nuovo nelle tenebre. I tanti rimasti, vinti dalla
               stanchezza e dall’emozione, si accovacciano sul soffice strato di   1900: mattino di fine estate, in contrada Bottaro
               cenere, che continua ad innalzarsi, aguzzando lo sguardo per
               percepire, dal più minuto sfavillio, il ritorno della barca. Qual­  Nell’afa di luglio, nel fondo dell’ingegner Gennaro Ma­
               cuno, esausto, vi si sdraia addirittura, tentando di assopirsi per   trone, in contrada Bottaro ad oltre un chilometro dalla foce
               recuperare le forze o per fuggire dalla realtà. Anche l’uomo con   del Sarno, un drappello di operai sta riportando alla luce dei
               il gladio ne imita l’esempio e dopo aver spiegato la tunica, come   ruderi romani. Quella in corso, avviatasi il 25 giugno 1900,
               una sorta di lenzuolo, vi si corica sopra appoggiando la testa ad   infatti, è la seconda campagna di scavi archeologici privati,
               un pilastro della tettoia. L’oscurità non gli consente di leggere   ovviamente autorizzata. Diretta e finanziata personalmente
               il graffito incisovi da una mano ignota: naute, al marinaio!   dallo stesso tecnico si protrarrà per altri sette mesi e non
                 Uno strano tanfo, un fetore che ricorda quello delle uova   sarà l’ultima, poiché una terza la seguirà, dopo un intervallo
               marce, è improvvisamente avvertito dai più vigili, sensa zione   semestrale, concludendosi agli inizi del 1902.
               che, al pari della conoscenza, in bre­
               ve si dis solve.
                 Il vento che ha diffuso la micidiale
               nube di anidride carbonica ed acido
               solfidrico, trasformando l’affranto
               riposo dei fuggiaschi in riposo eter­
               no, riesce a diradare per qualche
               istante l’impenetrabile caligine. Agli
               uomini della barca che si ac cingono
               ad attraccare nuova mente, non ser­
               ve più alcuna torcia per ravvisare
               con raccapriccio, nelle tuniche svo­
               lazzanti al suolo, altrettanti corpi
               inani mati. Comprendono con orro­
               re che pure l’uomo appisolato col
               capo appoggiato al pilastro è ormai
               un cadavere, vegliato per sempre
               dall’inconfondibile gigante nero ri­
               verso ai suoi piedi con la lanterna
               ormai spenta.
                 Sconvolti attribuiscono l’inspie­
               gabile strage, senza spargimento di






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