Page 308 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                i liberatori  Titini avviarono una feroce pulizia etnica mediante il massacro
             nelle foibe, in mare e con altri brutali sistemi di 10.000 italiani, da loro denomi-
             nati  “fascisti”, ma in realtà persone di tutti i ceti sociali ( da   agiati proprietari
             ed industriali, ai bidelli, agli operai,         ai mezzadri e persino ai disoccupati ) e
             credo politico ( dai monarchici ai socialisti, dai cattolici ad alcuni patrioti comuni-
             sti comunque italiani ), militari non compromessi o resistenti al nazifascismo, ma
             Italiani al di quà dell’Isonzo, insomma un coacervo di sofferenza umana 30 volte
             più vasto di quello delle Fosse Ardeatine!
                 Ai “fortunati” sopravvissuti, persi la casa ed ogni bene materiale ed anche
             qualche parente ed amico,  non restava che divenire misero profugo in Italia  o
             emigrato in America ed Australia: un esodo di circa  350000 Italiani dalla Vene-
             zia Giulia e dal litorale    dalmata.  ( maggio 1945 – ottobre 1954, con acme nel
             febbraio 1947 ).
                Nel complesso, tra maggio e settembre 1945, furono rimpatriati 850.000 ex
             prigionieri militari italiani. Le autorità di Roma considerarono completo il rimpa-
             trio di massa degli internati italiani in Germania alla fine di settembre 1945.
                 A quella data circa l’80% erano rientrati in Italia. Le autorità sovietiche invece,
             in particolare, rilasciarono i prigionieri italiani solo a partire da settembre 1945.
                In quel mese ritornarono in patria 10.000 italiani, cui si aggiunsero altri 52.000
             che partirono nel mese di ottobre. Nel lager si poteva essere uccisi, nei gulag si
             era lasciati morire! L’ospitalità titina aveva saputo gareggiare con quella nazista!
                Decine di migliaia di militari prigionieri non erano tornati entro il 1945 dalla
             Russia ( ma anche da altrove ), la speranza delle loro famiglie non cessava, ma
             dall’U.R.S.S. di  Josip Stalin e Lavrentij Berja non tornerà la stragrande maggio-
             ranza di essi.
                    Ci vorranno 12 anni di dura prigionia ancora perchè nel 1954 possano gli
             ultimi superstiti italiani ritornare dall’U.R.S.S.: uno sparuto gruppo di ufficiali tra
             cui un luminoso e semplice eroe, medico degli Alpini!
                1945: fuga dall’Ospedale militare Provvisorio Virgilio in via Giulia a Roma
             del Generale Mario Roatta, recluso per collaborazionismo col Fascismo e cauta-
             mente ricoverato nell’improvvisato H.M. per allegata e chissà se riscontrata ma-
             lattia, di certo non all’apparato locomotorio! La fuga dal ricovero militare risulta
             storicamente inventata dal detenuto militare nella Russia zarista e futuro mare-
             sciallo di Polonia Jozef Piłsudski nel 1900. Un’altra simile fuga famosa occorrerà
             poi in Italia nel 1980, ma questa è una storia di cui parlerò in altra occasione futu-
             ra. Roatta era accusato di concorso nell’assassinio in Francia dei fratelli Rosselli,
             oltre che ricercato dalla Jugoslavia di Tito per le pesanti rappresaglie compiute su
             suo ordine dai militari italiani nella Jugoslavia occupata del 1941 –  43! Ferme
             restando le responsabilità del nostro augusto connazionale, questa rogatoria inter-
             nazionale, nel mio personale rispetto delle morti per assassinio di tanti innocenti
             di ogni nazionalità,  istintivamente porta la mia mente ad uno zoologico popolare
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