Page 154 - NONOSTANTE IL LUNGO TEMPO TRASCORSO…Le stragi nazifasciste nella guerra di liberazione 1943–1945
P. 154
ITA
I nazifascisti ne erano ben consapevoli: i Il fascismo aveva in realtà, da tempo, scoper-
corpi dei partigiani combattenti, catturati, tortu- to il suo volto, svelando i suoi veri tratti brutali e
rati, uccisi, dovevano rimanere esposti per gior- disumani. Come ci ricorda il prossimo centenario
ni, come sinistro monito per la popolazione. Ma dell’assassinio di Giacomo Matteotti.
le stragi dei civili cercavano di tenerle nascoste L’8 settembre, con i vertici del Regno in fuga,
e occultate, le vittime sepolte o bruciate. Non si fece precipitare il Paese nello sconforto e nel caos
sa se per un senso intimo di vergogna e disono- assoluto. Ma molti italiani non si piegarono al diso-
re, o per evitare d’incorrere nei rigori di una futura nore. Scelsero la via del riscatto. Un riscatto mora-
giustizia, oppure, ancora, per non destare ulteriori le, prima ancora che politico, che recuperava i valori
sentimenti di rivolta tra gli italiani. occultati e calpestati dalla dittatura. La libertà, al
All’infamia, ad esempio, della strage di Marzabotto posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’o-
– la più grande compiuta in Italia – seguì un corol- dio razzista. La democrazia, al posto della sopraffa-
lario altrettanto indegno: la propaganda fascista, zione. L’umanità, al posto della brutalità. La giusti-
sui giornali sottoposti a controlli e censure, nega- zia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della
va l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, paura.
cercando di definire false le notizie dell’eccidio e Nasceva la Resistenza, un movimento che, nel-
irridendo i testimoni. la sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze
Occorre – oggi e in futuro – far memoria di e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di
quelle stragi e di quelle vittime, e sono preziose le porre termine al dominio nazifascista sul nostro ter-
iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. ritorio, per instaurare una convivenza nuova, fonda-
Senza memoria, non c’è futuro. ta sul diritto e sulla pace.
Una lunga scia di sangue ha accompagnato il Scrisse Padre Davide Maria Turoldo: «Tra i
cammino dell’Italia verso la Liberazione. Il sangue morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le
dei martiri che hanno pagato con la loro vita le con- fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo
seguenze terribili di una guerra ingiusta e sciagura- credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle
ta, combattuta a fianco di Hitler nella convinzione di colore diverso, eppure nella libertà e nella umana
che la grandezza e l’influenza dell’Italia si sarebbero dignità si sentivano fratelli».
dispiegate su un nuovo ordine mondiale. Un ordine Fu così che reduci dalla guerra e giovani ap-
fondato sul dominio della razza, sulla sopraffazione passionati, contadini e intellettuali, monarchici e re-
o, addirittura, sullo sterminio di altri popoli. Un’aspi- pubblicani, si unirono per lottare, con le armi, contro
razione bruta, ignobile, ma anche vana. l’oppressore e l’invasore. Tra di loro uomini, donne,
Totalmente sottomessa alla Germania impe- ragazzi, di ogni provenienza, di ogni età. Combatte-
rialista di Hitler, l’Italia fascista, entrata nel conflitto rono a viso aperto, con coraggio, contro un nemico
senza alcun rispetto per i soldati mandati a morire feroce e soverchiante per numero, per armi e per
cinicamente, non avrebbe comunque avuto scam- addestramento.
po. Ebbe a notare, con precisione, Luigi Salvatorel- Vi fu l’eroica Resistenza dei circa seicentomila
li: «Con la sconfitta essa avrebbe perduto molto, militari italiani che, dopo l’ 8 settembre, rifiutarono
con la vittoria tutto ... » di servire la Repubblica di Salò, quel regime fantoc-
Generazioni di giovani italiani, educati, fin da cio instaurato da Mussolini sotto il totale controllo
bambini, al culto infausto della guerra e dell’ob- di Hitler. Furono passati per le armi, come a Cefalo-
bedienza cieca e assoluta, erano stati mandati, in nia e a Corfù, o deportati nei lager tedeschi. Furono
nome di una pretesa superiorità nazionale, ad ag- definiti "internati militari", per negare loro in questo
gredire con le armi nazioni vicine: le «patrie degli modo persino lo status di prigionieri di guerra. Ben
altri» come le chiamava don Lorenzo Milani. cinquantamila di loro morirono nei campi di deten-
Nella disastrosa ritirata di Russia, sui campi di El zione in Germania, a causa degli stenti e delle vio-
Alamein, nelle brutali repressioni compiute in Grecia, lenze.
nei Balcani, in Etiopia, nelle deportazioni di ebrei ver- Vi fu la Resistenza della popolazione, ribellata-
so i campi di sterminio, nel sostegno ai nazisti nella si spontaneamente di fronte a episodi di brutalità e
repressione della popolazione civile, si consumò la alle violenze, scrivendo pagine di eroismo splendido
rottura tra il popolo italiano e il fascismo. di natura civile. Vi furono le coraggiose lotte opera-
Si verificò – scrisse ancora Salvatorelli – «una ie, culminate nei grandi scioperi nelle industrie delle
crisi morale profonda, una disaffezione completa ri- città settentrionali.
spetto al regime, un crollo disastroso dell’idolo Mus- In tutta la Penisola, nelle montagne e nelle zone
solini.» di mare, si attivò spontaneamente, in quegli anni
LE STRAGI NAZIFASCISTE NELLA GUERRA DI LIBERAZIONE 1943 – 1945 THE NAZI-FASCIST CRIMES DURING THE WAR OF LIBERATION 1943-1945 154
10/12/24 20:46
Impaginato_Catalogo_ITA_ENG_def.indd 154
Impaginato_Catalogo_ITA_ENG_def.indd 154 10/12/24 20:46

