Page 89 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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               Più complessa è la situazione dei caduti che non riposano in questi sacrari. Alcuni militari infatti, oltre la gran massa
               dei deportati civili, dei lavoratori coatti e dei catturati in attività partigiana erano tenuti nei campi di punizione Strafe
               Lager o, più frequentemente, nei Konzentrations Lager, come Buchenwald, o nella rete dei campi satelliti. Nel campo di
               Buchenwald, e soprattutto nel sotto-campo di Dora-Nordhausen morirono un gran numero di IMI. Di questi alcuni
               erano registrati come “politici”, altri come “prigionieri di guerra”, e ad oggi la ratio di questa distinzione non è chiara.
               Nel caso del campo di Buchenwald le schede tedesche riportano per molti di loro la dicitura “consegnato alle SS in
               data…”, con la deportazione successiva, per lo più, nel campo di Dora-Nordhausen. Si trattava del campo nelle cui
               officine sotterranee venivano costruiti i missili V-2, e caratterizzato per una mortalità elevata. Nessuno dei Caduti a
               Dora si trova nei sacrari militari, essi riposano nelle fosse comuni dei cimiteri locali o i loro corpi sono stati bruciati
               nei crematori.
               In questo gruppo, i cui appartenenti, in mancanza di più precise informazioni, sono considerati ancora oggi “dispersi”
               sono compresi soldati appartenenti ad un unità già disciolte o affondate all’8 settembre, come le divisioni Trento e
               Centauro o l’incrociatore Pola e, caso unico, persino un colonnello.
               Nei campi in ex-Germania Orientale e Austria, fra cui Mauthausen, è frequente il caso di internati caduti in mano ai
               russi. In molti casi per i dispersi in questi campi è ancora considerata la condizione di “morte presunta”. Nel 1991
               un primo schedario di circa 1.200 nomi relativo ai militari italiani morti nei campi russi è stato consegnato all’Italia
               dal governo della Federazione Russa. A questo primo invio ne sono seguiti altri, e da allora è stato possibile iniziare
               a stabilire quanti dei “dispersi” sul fronte tedesco sono morti in prigionia in Russia negli anni 1944-54, un percorso
               ancora in itinere.
               Al contrario dei prigionieri dell’ARMIR, infatti, questi catturati nell’ultima fase della guerra sono stati detenuti in campi
               spesso prossimi al luogo di cattura, come Ploesti Romania, Vilnius in Lituania, e persino in Ungheria. In quest’ultimo
               caso però, esiste la possibilità che alcuni di essi potessero essere italiani arruolati nei reparti ausiliari tedeschi, come
               nel caso di un italiano rinvenuto assieme a 11 tedeschi, tutti con segni di fucilazione.
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